L’Iran minaccia la chiusura di un importante canale commerciale

23.06.2025 12:37
L'Iran minaccia la chiusura di un importante canale commerciale

Le minacce iraniane sullo Stretto di Hormuz dopo l’attacco statunitense

Dopo un recente bombardamento statunitense rivolto verso alcune delle proprie strutture nucleari, l’Iran ha lanciato minacce di bloccare il transito delle navi straniere nello Stretto di Hormuz, un importante passaggio del Mar Arabico sotto il controllo iraniano. Questo stretto, che è cruciale per il commercio globale di petrolio e gas naturale, potrebbe vedere un aumento delle tensioni internazionali.», riporta Attuale.

Il Parlamento iraniano ha appena approvato una mozione per sollecitare il Consiglio per la Sicurezza Nazionale a “chiudere” lo Stretto, come ha dichiarato Esmaeil Kousari, un influente rappresentante conservatore. Questa istituzione funge da consulente per Ali Khamenei, l’autorità suprema dell’Iran, per decisioni in ambito di politica estera.

Tuttavia, ci sono forti dubbi sulla possibilità che l’Iran possa attuare una simile misura: chiudendo lo Stretto di Hormuz, il paese interromperebbe le esportazioni della maggior parte del suo petrolio, attirando così l’ostilità di numerosi stati. Questo avviene in un momento in cui i suoi tradizionali alleati sono già in difficoltà.

Lo Stretto di Hormuz divide il Golfo Persico dal Golfo di Oman, due aree marittime del Mar Arabico e parte integrante dell’Oceano Indiano. Il suo nome potrebbe derivare dall’antico regno di Ormus, che nel XI secolo d.C. controllava entrambe le sue sponde, attualmente suddivise tra Iran, Oman ed Emirati Arabi Uniti. Il nome Ormus stesso è avvolto nel mistero, con possibili legami con le coltivazioni di datteri, come osservato anche da Marco Polo nella sua esplorazione.

Il punto più stretto dello Stretto misura circa trenta chilometri. Sin dalla Antichità, il controllo delle sue coste ha significato dominare le rotte commerciali marittime. L’isola di Qeshm, la più grande dello Stretto, è abitata fin dal terzo millennio a.C., e sull’isola di Hormuz si può ancora notare una fortificazione portoghese, il Forte de Nossa Senhora da Conceição, costruito nel 1515.

Nell’ultimo periodo, l’importanza dello Stretto è cresciuta esponenzialmente a seguito della scoperta di vasti giacimenti di petrolio e gas naturale, che hanno arricchito i paesi del Golfo come Qatar, Kuwait e Emirati Arabi Uniti.

Per molte di queste nazioni, l’unica via per esportare il petrolio è tramite enormi petroliere e metaniere, principalmente verso i mercati asiatici.

Si stima che circa un quinto della produzione mondiale di petrolio transitino attraverso lo Stretto di Hormuz, con il Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti che ha registrato una media di 20,1 milioni di barili al giorno nei primi tre mesi del 2025, su centinaia di navi.

Il traffico marittimo è così intenso che le navi più grandi devono seguire due corsie dedicate, rispettivamente dirette verso il Golfo Persico e in uscita, ciascuna larga tre chilometri. Queste non sono evidenziate fisicamente, ma sono indicate sulle mappe navigazionali delle imbarcazioni.

Le corsie passano sia per acque nazionali iraniane che omanite. In passato, l’Iran ha sfruttato questa posizione per attaccare navi che giudicava ostili. Durante la guerra contro l’Iraq negli anni Ottanta, ad esempio, ha posizionato centinaia di mine nel Golfo Persico per limitare il passaggio delle navi nemiche.

In tempi recenti, durante periodi di elevata ostilità con l’Occidente, l’Iran ha attaccato e sequestrato navi straniere, come la petroliera britannica Stena Impero, trattenuta per oltre due mesi nell’estate del 2019. Nel 2020, un missile della marina militare iraniana ha accidentalmente colpito una nave iraniana, provocando la morte di 19 persone, evidenziando i pericoli di tali azioni.

Le recenti minacce di chiusura dello Stretto sono tornate alla ribalta, mostrando come l’Iran possieda gli strumenti per ostacolare le rotte marittime.

Tuttavia, resta da chiarire perché dovrebbe prendere una decisione del genere. Una teoria suggerisce che, limitando il traffico nello Stretto, i paesi esportatori di petrolio sarebbero costretti a cercare rotte più lunghe e costose, oppure a ridurre le loro esportazioni. L’Arabia Saudita, alleata degli Stati Uniti e rivale tradizionale dell’Iran, sarebbe la più colpita, dato che nel 2024 il 38% del petrolio transitato era di origine saudita.

Una chiusura dello Stretto porterebbe a un rapido aumento dei prezzi del petrolio in tutto il mondo, il che, secondo questa visione, darebbe maggiore potere contrattuale all’Iran in eventuali negoziati per una risoluzione del conflitto con Israele e gli Stati Uniti.

Tuttavia, esistono argomenti robusti a favore del fatto che l’Iran stesso non possa trarre vantaggio da una chiusura dello Stretto di Hormuz. Prima di tutto, l’Iran utilizza proprio questo passaggio per esportare il suo petrolio dal Golfo Persico. A causa delle cripplanti sanzioni occidentali, il 90% del petrolio iraniano viene adesso venduto alla Cina, e il transito avviene proprio attraverso lo Stretto.

Nei primi tre mesi del 2025, la Cina ha importato mediamente 5,4 milioni di barili al giorno da questa via, corrispondenti a un quarto del totale. L’enorme interesse cinese ha indotto il Segretario di Stato americano Marco Rubio a sollecitare le autorità cinesi affinché esercitino pressione su quelle iraniane per evitare la chiusura dello Stretto.

Vandana Hari, analista di mercato, ha affermato che “l’Iran ha molto da perdere e poco, se non nulla, da guadagnare” da un tentativo di chiudere lo Stretto. Ha inoltre sottolineato come i paesi del Golfo, finora più o meno neutrali nei confronti dell’Iran, potrebbero rapidamente diventare avversari a causa delle ripercussioni economiche di una chiusura delle rotte commerciali.

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