La nomina di Thomas Fugate al CP3
Mentre mette in atto bombardamenti in Iran, con il rischio di rappresaglie da parte di Teheran contro le basi statunitensi in Medio Oriente e potenziali attacchi terroristici sul suolo americano, l’Amministrazione Trump ha recentemente nominato Thomas Fugate, un giovane di 22 anni, come direttore del CP3, la divisione del ministero della Sicurezza Interna responsabile delle attività di prevenzione del terrorismo, riporta Attuale.
Fugate subentra a Bill Braniff, un esperto del settore con 20 anni di esperienza nell’antiterrorismo, e presenta un curriculum professionale sorprendentemente scarso in questo ambito. Le sue precedenti esperienze lavorative comprendono ruoli come giardiniere e fattorino in un supermercato.
La situazione è cambiata negli ultimi dodici mesi. Dopo aver svolto uno stage presso la Heritage Foundation e aver partecipato attivamente alla campagna elettorale di Trump, Fugate è riuscito a entrare tra i membri «fedelissimi» della nuova amministrazione. È stato precedentemente impiegato nel ministero della Homeland Security, ma in ambiti legati alla lotta contro l’immigrazione clandestina. La sua recente nomina, quindi, è il riflesso di un controllo politico più che di una scelta basata sull’esperienza e le competenze nel campo della sicurezza interna.
È fondamentale sottolineare che Fugate non sarà il principale attore nella lotta contro le minacce interne. Tuttavia, la sua nomina evidenzia un approccio pericolosamente ideologico e poco approfondito dell’attuale amministrazione di fronte a rischi sempre più presenti, in un’epoca in cui la sicurezza interna degli Stati Uniti è sotto minaccia tanto da attacchi terroristici quanto, in modo crescente, da intrusioni informatiche nelle strutture critiche.
Una delle principali preoccupazioni è la decisione di Trump di ridurre del 20% i già limitati finanziamenti destinati al CISA, l’agenzia incaricata della protezione delle infrastrutture strategiche americane da attacchi esterni. Inoltre, il Congresso ha recentemente rifiutato di ampliare i poteri dell’esecutivo per intercettare e neutralizzare droni in aree sensibili, gesto che è stato respinto dal senatore Rand Paul, presidente della Commissione Homeland Security. Paul ha giustificato questa scelta sostenendo che non ci sono minacce imminenti.
Un anno fa, Jen Easterly, direttrice del CISA, aveva avvertito il Congresso riguardo alla crescente capacità della Cina, tramite una rete di infiltrazioni informatiche nota come Salt Typhoon, di recare danni significativi in caso di conflitto. Le conseguenze potrebbero includere il blocco di gasdotti, inquinamento delle fonti d’acqua potabile e paralisi delle reti elettriche e delle telecomunicazioni, problematiche che in parte sono già state sperimentate a causa di attacchi di gruppi criminali.
Questi rischi diventano ancora più allarmanti in un contesto nazionale in cui una buona parte delle reti di infrastrutture critiche sono in mano a privati che non sono disposti a sacrificare i propri profitti per investire nella sicurezza nazionale. L’Amministrazione Trump, oltre a rimuovere Easterly, sta parzialmente smantellando un’agenzia da lui stesso creata nel 2018, la quale è stata presa di mira già nel 2020 quando il direttore, Kris Krebs, si è rifiutato di sostenere false accuse sull’integrità delle elezioni vinte da Biden. Trump, nonostante questo, continua a chiedere al ministero della Giustizia di perseguire Krebs per il suo comportamento.
Ironia della sorte, per ordine di Trump vengono ora smantellati programmi cruciali di cybersecurity che monitorano l’influenza straniera e la disinformazione proveniente dall’estero, insieme ai tentativi di compromettere infrastrutture vitali come la rete elettrica e l’integrità dei sistemi di voto. Dallo scorso 20 gennaio, giorno del giuramento di Trump, la lotta contro il terrorismo straniero è stata spostata completamente verso la combattimento contro l’immigrazione clandestina, culminata nell’uso dell’Alien Enemies Act per deportare centinaia di venezuelani accusati di appartenere a gang criminali, considerate da Trump come organizzazioni terroristiche.
Tuttavia, è difficile credere che eventuali cellule terroristiche iraniane presenti nel Paese possano essere debellate con le operazioni svolte dall’ICE, l’agenzia governativa dedicata alla lotta contro l’immigrazione clandestina.