Cessate il fuoco tra Israele e Iran: le fasi decisive

25.06.2025 07:35
Cessate il fuoco tra Israele e Iran: le fasi decisive

Donald Trump ha saputo trasformare la politica in uno spettacolo, e questo vale anche per le operazioni militari. Gli attacchi americani con i bombardieri B-2 e le rappresaglie missilistiche iraniane, nonché le recenti operazioni di contrattacco da parte di Israele, possono essere visti come azioni «telefonate»: esplosioni strategiche destinate a far emergere l’orgoglio nazionale, creano narrative che consentono a ciascun paese coinvolto di dichiararsi vincitore o, almeno, di mantenere la faccia di fronte ai propri cittadini, riporta Attuale.

Un approccio diplomatico deciso

In un lasso di tempo di poco più di due giorni, abbiamo assistito a un rapido passaggio dall’attacco americano a tre siti nucleari iraniani a una tregua fragile tra Iran e Israele. Questo processo è stato caratterizzato dalla spregiudicata diplomazia muscolare di Trump, che ha insistito affinché l’Iran, già in difficoltà, negoziasse dopo l’offensiva israeliana. Allo stesso modo, è stato rilevante il ruolo del Qatar, che, pur ospitando basi americane, intrattiene strette relazioni con il regime degli ayatollah.

Le dinamiche intricate dell’armistizio

Il quadro degli eventi che si sono svolti dietro le quinte è ormai abbastanza chiaro, anche se mancano ancora alcuni pezzi significativi. Ci sono dubbi sulla reale disponibilità di Netanyahu a rispettare la tregua, mentre la catena di comando iraniana, compromessa da attacchi mirati, è andata a ritirarsi in una posizione di relativa incertezza. Solo pochi giorni fa, il tentativo di mediazione americana a Istanbul, durante il quale il vicepresidente JD Vance stava per partire per la Turchia, si è concluso in un fallimento, sia per la difficoltà di contattare Ali Khamenei che per le comunicazioni compromesse.

Azioni decisive di Trump

Successivamente, Trump ha ordinato l’attacco a tre importanti siti nucleari, Fordow, Natanz e Isfahan, utilizzando ordigni penetranti di notevoli dimensioni. Tuttavia, subito dopo questo bombardamento, Trump ha comunicato all’Iran che l’intervento militare americano si era concluso, invitandoli a tornare al tavolo delle trattative. La reazione immediata di Teheran è stata di vendetta, seguita da un volo del ministro degli Esteri Abbas Araghchi verso Mosca per cercare supporto. Tuttavia, Putin ha soltanto condannato politicamente l’attacco, senza fornire assistenza militare. È possibile che Putin abbia esercitato pressioni su Teheran affinché accettasse la tregua, temendo una destabilizzazione simile a quella che ha colpito la Siria.

Strategie di Putin e Trump

Secondo le informazioni disponibili, Putin avrebbe cercato di ottenere da Trump garanzie per non rovesciare il regime degli ayatollah, mentre sperava di ottenere in cambio concessioni sul fronte ucraino. Tuttavia, Trump ha risposto in modo diretto, escludendo la necessità di aiuto da parte della Russia, ma sollecitando aiuto per affrontare la situazione in Ucraina, che sembra drammatica. La guerra ha proseguito il suo corso, con il lancio di 14 missili iraniani contro le basi Usa in Qatar, i quali sono stati neutralizzati con grande efficienza, a dimostrazione di una strategia che sembra mirata a minimizzare le perdite umane.

Un futuro incerto

Nonostante la richiesta di tregua immediata avanzata da Trump, con il sostegno delle autorità catarine e una condanna degli attacchi missilistici, la situazione rimane precaria. Netanyahu, dopo le pressioni americane, ha dovuto accettare una pausa nelle offensive, anche se il piano iniziale di attacco contro l’Iran è già quasi completato. Tuttavia, ulteriori tensioni potrebbero emergere al termine di questo periodo di calma, creando nuove sfide diplomatiche per tutti gli attori coinvolti.

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