Due mafiosi intercettati nel carcere di Opera

26.06.2025 06:07
Due mafiosi intercettati nel carcere di Opera

Scoperta di telefoni in carcere: la situazione attuale a Opera

Due detenuti nel carcere di Alta sicurezza di Opera, situato alle porte di Milano, sono stati sorpresi con dei telefoni cellulari, nonostante non avessero l’autorizzazione per possederli. Le autorità penitenziarie hanno sequestrato gli dispositivi, avviando un’inchiesta per stabilire se questi reclusi, entrambi campani e di circa quarant’anni, abbiano usato i telefoni solo per se stessi o li abbiano condivisi con altri. È fondamentale anche capire come i telefoni siano entrati in una sezione detentiva rigorosamente controllata e se siano stati utilizzati per comunicare con membri della criminalità organizzata, riporta Attuale.

La vicenda è emersa durante una normale ispezione del martedì mattina, quando gli agenti, guidati dal comandante Felice De Chiara, hanno notato un caricabatterie nascosto dietro un televisore in una delle celle. In seguito, è stata organizzata una perquisizione straordinaria nel pomeriggio, durante la quale uno dei detenuti è stato trovato con uno smartphone in mano. Non si è trattato dell’unico dispositivo scoperto: un altro recluso aveva un micro cellulare, un modello molto piccolo usato principalmente per chiamate e messaggi. La questione centrale riguarda ora l’identità dei destinatari di queste comunicazioni, con indizi che suggeriscono un utilizzo illegittimo per contattare persone all’esterno del carcere. In regime di Alta sicurezza, i detenuti hanno la possibilità di colloqui regolari con i familiari, ma è plausibile che essi stessero cercando di eludere i protocolli di comunicazione autorizzati.

Se accertato, l’uso non autorizzato di cellulari comporterebbe un ulteriore aggravio della pena per i detenuti, con una possibile condanna aggiuntiva che va da uno a quattro anni, secondo l’articolo 391 ter del codice penale relativo all’accesso indebito a dispositivi di comunicazione. Oltre ai due telefoni sequestrati, le forze dell’ordine hanno anche bloccato il tentativo di introdurre un altro dispositivo vietato, oltre a sequestrare 27 grammi di hashish nell’area di ingresso per i familiari.

“Le due operazioni,” afferma Carmelo Lo Pinto, rappresentante lombardo del sindacato Sinappe, “dimostrano non solo successi operativi significativi, ma anche un messaggio istituzionale forte: lo Stato è attento e determinato a garantire il rispetto della legge anche nei contesti più complessi come quello penitenziario.” A fronte di questi incidenti, il personale di sicurezza del carcere richiede l’implementazione di sistemi di schermatura per cellulari, che potrebbero neutralizzare i segnali provenienti dall’esterno, rafforzando così la sicurezza delle istituzioni penitenziarie.

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