La figlia di Riina a rischio arresto per estorsione mafiosa

28.06.2025 03:05
La figlia di Riina a rischio arresto per estorsione mafiosa

Firenze: la richiesta di aiuto di Maria Concetta Riina

Firenze, 28 giugno 205 – La situazione si complica per Maria Concetta, figlia di Totò Riina, dopo l’arresto del marito Antonino Ciavarello a Malta per frode e ricettazione e la sua successiva estradizione in Italia. Disperata per la mancanza di denaro, comincia a contattare amici nella rubrica del suo telefono, inviando messaggi che, considerando la sua notorietà familiare, assumono un tono di estorsione difficile da rifiutare.», riporta Attuale.

Con l’accusa di aver adottato il metodo mafioso, la Dda di Firenze ha richiesto l’arresto cautelare dei due coniugi siciliani. La decisione è stata presa dal tribunale del Riesame, che ha superato un precedente diniego del gip. Tuttavia, l’esecuzione della misura è attualmente sospesa e potrà essere implementata solo se confermata dalla Cassazione, a cui i legali di Ciavarello e Riina presenteranno ricorso.

Nonostante Ciavarello fosse detenuto in un istituto penitenziario a Rieti, la coppia avrebbe continuato a rivolgere “richieste continue, insistenti e pressanti” di denaro a due imprenditori toscani con cui avevano legami. Il primo degli imprenditori, che gestisce un’azienda a Colle Val d’Elsa, ha consegnato un migliaio di euro e un pacco di 45 chili di generi alimentari; spaventato, ha anche denunciato la situazione ai carabinieri del Ros. L’altro imprenditore, nonostante le pressioni, ha evitato di pagare, offrendo inizialmente 200 euro che però la Riina non ha accettato, percependo l’importo come un’offesa in relazione al suo nome.

Gli atti del procedimento includono numerosi messaggi inviati su WhatsApp, sia scritti che vocali, in cui si può leggere: “Noi siamo sempre gli stessi di un tempo, le persone non cambiano, anche se si allontanano”. Questo riferimento al “tempo” è visto dal pubblico ministero e dal tribunale del Riesame come un riconoscimento della fama criminale dei Riina, evocativa della forza intimidatoria e del clima di silenzio che ne derivava.

Ciavarello aveva conosciuto l’imprenditore di Colle Val d’Elsa circa vent’anni fa, grazie a un contratto di fornitura di gadget e per ricami, dando origine a un’amicizia che portò l’imprenditore e sua moglie a essere invitati a Corleone per il battesimo di un nipote di Riina.

Dopo anni di silenzio, nell’agosto dell’anno precedente, Maria Concetta contattò nuovamente l’imprenditore per chiedere un aiuto finanziario, che diede origine a una serie di messaggi: “Questo è il mio IBAN, ti ringraziamo per qualsiasi aiuto”. In risposta al rifiuto dell’imprenditore, la Riina rispose: “Mi stai dando una grossa mazzata, speravo che potessi aiutarmi anche con poco”.

Le autorità stanno considerando misure di protezione per le presunte vittime di estorsione. Va notato che il giudice delle indagini preliminari ha interpretato le azioni della Riina e di Ciavarello in modo diverso, affermando che non ci sono state vere e proprie minacce, bensì molestie e richieste insistenti, più adatte a una questua. Sarà la Cassazione a definire quale magistrato ha fornito l’interpretazione corretta della situazione.

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