Il caso Almasri rimane aperto: la Cpi chiede il deferimento dell’Italia

29.06.2025 07:45
Il caso Almasri rimane aperto: la Cpi chiede il deferimento dell'Italia

Le osservazioni espresse dai magistrati sono contenute in un documento di 14 pagine. Con l’analisi del ministro Nordio, si rivela un «ritardo di tre mesi nella comunicazione di una richiesta di estradizione presumibilmente concorrente», riporta Attuale.

Nel caso Almasri, si richiede formalmente l’apertura di una constatazione di inadempimento, da discutere nell’Assemblea degli Stati parte o nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Questa richiesta è contenuta nelle osservazioni della procura della Corte penale internazionale, riportata da Repubblica in un articolo di Alessia Candito.

A inguaiare il governo la versione del ministro Nordio all’Aja

I magistrati italiani sostengono che il governo non avrebbe dovuto prendere decisioni senza consultare la Corte, ritirando Almasri senza sequestrare i suoi effetti personali. Inoltre, l’esecutivo Meloni non ha fornito «alcuna spiegazione valida» riguardo alla situazione. Al contrario, la memoria presentata dal governo ha offerto ulteriori spunti per identificare altre inadempienze, compreso il «ritardo di tre mesi nella comunicazione di una richiesta di estradizione presumibilmente concorrente dalla Libia». Secondo le dichiarazioni di Nordio, Almasri è stato rimandato a Tripoli poiché stava affrontando indagini per motivi simili a quelli previsti dalla Cpi. Tuttavia, il 20 gennaio, data in cui si sostiene che Roma avrebbe ricevuto la richiesta di estradizione, né l’Italia né la Libia erano a conoscenza delle accuse contro di lui. «La Libia — conclude la Corte — non era in grado di sostenere con sincerità che le stesse accuse fossero oggetto di indagini interne», e l’Italia non avrebbe dovuto «accettare passivamente la tesi» senza effettuare dovute verifiche.

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