Cosa è realmente accaduto a Isfahan? Il sito segreto inaccessibile alle super bombe

29.06.2025 12:25
Cosa è realmente accaduto a Isfahan? Il sito segreto inaccessibile alle super bombe

La questione riguardante le conseguenze dell’offensiva contro l’Iran continua a sollevare dubbi e interrogativi, alimentati da dichiarazioni e notizie trasmesse dai media. Gli attacchi recenti a Isfahan hanno causato danni significativi, secondo alcune fonti. Il New York Times, in particolare, ha messo in discussione le valutazioni negative di alcuni analisti riguardo all’operazione militare, riporta Attuale.

Che danni ai macchinari?

Secondo le informazioni disponibili, gli attacchi a Isfahan avrebbero inflitto danni seri ai macchinari necessari per il trattamento finale dell’uranio. Questo evento potrebbe ritardare notevolmente il programma nucleare della Repubblica Islamica, indipendentemente dal fatto che gli scienziati abbiano o meno 400 chilogrammi di materiale già arricchito nascosti nei locali sotterranei di Isfahan e Natanz. Gli esperti ritengono che l’Iran si trovi ora di fronte a un ostacolo significativo che richiederà tempo per essere superato.

Perché le super bombe dell’Air Force non sono state usate?

In un briefing riservato, il capo di stato maggiore Dan Caine ha dichiarato che le super bombe dell’Air Force non sono state utilizzate contro il sito di Isfahan a causa della profondità delle strutture sotterranee, rendendole inaccessibili per l’arma. Invece, l’impianto è stato colpito con ordigni convenzionali dalla Idf e missili lanciati dagli americani, che hanno preso di mira gli edifici in superficie. Questo resoconto non contraddice le informazioni del New York Times, che ha analizzato vari aspetti della situazione, tra cui la capacità dell’Iran e la disponibilità di uranio arricchito.

Cosa ha ancora in mano l’Iran?

Una delle domande principali resta: cosa ha realmente a disposizione l’Iran per proseguire il suo programma nucleare? Non si può escludere che l’uranio arricchito sia stato trasferito in bunker sotterranei prima dell’attacco, rendendolo al sicuro dalle super bombe GBU 57 sganciate dai B-2. Gli Stati Uniti hanno colpito principalmente le strutture di Fordow e Natanz, mentre Isfahan ha subito attacchi da circa trenta missili cruise. Sebbene questi raid abbiano causato notevoli danni visibili, le conseguenze interne rimangono incerte. L’ex presidente Donald Trump ha espresso fiducia sul fatto che l’Iran non avrebbe potuto spostare il “carico” di uranio arricchito.

Capacità di penetrazione delle super bombe

La questione sulla capacità delle super bombe di penetrare le difese iraniane è stata sollevata già prima dell’attacco. Alcuni esperti militari esprimono incertezze su un possibile impatto devastante, mentre fonti del Pentagono forniscono valutazioni più ottimistiche basate su test in un poligono del New Mexico. Tra le varie ipotesi lanciate dai media, c’era anche l’idea di un’operazione delle forze speciali israeliane per garantire risultati più efficaci. I pasdaran erano consapevoli del rischio rappresentato dalle super bombe americane, ragion per cui avevano costruito una rete di gallerie.

Nuove foto satellitari di Isfahan

Recentemente, sono emerse nuove foto satellitari di Isfahan mostrando attività nei pressi di alcuni tunnel, suggerendo che gli iraniani stiano rimuovendo la terra che ostruisce gli ingressi. L’esperto Jeffrey Lewis del Middlebury Institute ha indicato che potrebbe esserci stato accesso a uno dei tunnel, mentre altri due sembrano ancora “sigillati”. Ulteriori scavatrici sono state avvistate a Fordow, nei pressi dell’area colpita dalla GBU. Anche Rafael Grossi, direttore dell’Aiea, ha commentato la situazione, affermando che non è al momento possibile stabilire se una quantità significativa di uranio arricchito sia stata spostata o distrutta. Teheran ha reagito negativamente alle sue dichiarazioni, con il vicepresidente del parlamento Hamid Reza Baei che ha annunciato il divieto di accesso di Grossi agli impianti e l’impossibilità per l’agenzia di installare telecamere di monitoraggio.

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