Da sogno a incubo: la crociera disastrosa della Carnival Triumph con 4 mila passeggeri a bordo

30.06.2025 16:45
Da sogno a incubo: la crociera disastrosa della Carnival Triumph con 4 mila passeggeri a bordo

Febbraio 2013, Golfo del Messico. Circa 4.000 passeggeri rimangono bloccati a bordo della Carnival Triumph, una delle navi da crociera più famose al mondo. Dopo due giorni di navigazione e una sosta a Cozumel, in Messico, un incendio nella sala macchine isola la nave in mare aperto. I viaggiatori si ritrovano senza aria condizionata né WiFi, impossibilitati a consumare cibo fresco o a usare servizi igienici funzionanti.

Quella che doveva essere una vacanza di quattro giorni si trasforma così in un incubo lungo otto giorni. I sontuosi buffet lasciano spazio a file di due ore per un semplice panino con pomodoro e cipolla, mentre le acque reflue iniziano a fuoriuscire dagli scarichi, allagando cabine e corridoi e mettendo a rischio la salute dei passeggeri. Questa esperienza drammatica è stata raccontata anche nel documentario Netflix “Trainwreck: Poop Cruise”, attraverso le testimonianze di chi era a bordo.

Nei primi tre giorni tutto procede normalmente. Giochi e spettacoli accompagnano la navigazione verso Cozumel. Gli ospiti ricordano con piacere quel tratto di viaggio. Ma il 10 febbraio, dopo la sosta messicana, vengono svegliati da un allarme incendio. Fumo nero e fiamme escono dalla pinna rossa che sovrasta la nave: nella sala macchine a poppa è scoppiato un incendio. Alle 6:14 del mattino, Jen, voce guida della Triumph, rassicura i passeggeri annunciando che possono tornare nelle cabine, perché la situazione è sotto controllo.

Poco dopo, però, la nave perde completamente corrente. Si fermano le luci, l’aria condizionata, i motori: la Carnival Triumph resta alla deriva in mare aperto.

Verso le 8, i passeggeri si rendono conto che il vero problema non è tanto la mancanza di luce o di connessione mobile, ma il fatto che i servizi igienici non scaricano più. L’equipaggio propone un piano di emergenza: usare le docce per urinare e dei sacchetti rossi distribuiti a bordo per altre necessità, da gettare poi nei bidoni lungo i corridoi.

Lo chef di bordo, Abhi, racconta nel documentario: «Dovevo andare in bagno. Ne ho trovato uno e sono entrato. È stata la cosa più disgustosa che abbia mai visto. La gente copriva gli escrementi con la carta igienica e poi ci faceva sopra. Uno strato dopo l’altro. Come una lasagna».

Nel frattempo, tramite un telefono satellitare, l’equipaggio contatta la sede della Carnival a Miami, che diffonde un comunicato stampa parlando di un incendio ormai domato, ma senza menzionare i gravi problemi igienici. Di conseguenza, la stampa nazionale non dà rilievo alla notizia, concentrandosi su altri eventi di quei giorni, come il discorso sullo Stato dell’Unione di Barack Obama e l’abdicazione di Papa Benedetto XVI.

Solo nel primo pomeriggio, la squadra antincendio riesce a entrare nella sala macchine, dove la temperatura si sta abbassando. Ma l’incendio ha distrutto tutti i cavi elettrici: ripristinare la propulsione è impossibile.

La Triumph resta alla deriva per tredici ore. Il porto più vicino è Progreso, in Messico, e si prevede l’arrivo dei rimorchiatori per mezzogiorno del giorno successivo. Intanto, i passeggeri affrontano una notte soffocante: molti portano i materassi sul ponte e si arrangiano con le lenzuola per costruire rifugi di fortuna.

Al quinto giorno, dopo ore di attesa per la colazione, vengono distribuiti solo savoiardi e panini con pomodoro e cipolla. I ricchi buffet sembrano un ricordo lontano. Una nave gemella, la Legend, si avvicina per dare supporto, ma non può accogliere tutti i passeggeri: è già al completo e sarebbe troppo rischioso trasferire 4.000 persone con le scialuppe. Si limitano a far salire a bordo solo un passeggero bisognoso di cure mediche e a rifornire la Triumph di provviste.

Grazie alla connessione WiFi della Legend, i passeggeri riescono finalmente a contattare le famiglie e a raccontare la verità, ignorata dal comunicato ufficiale: i bagni sono fuori uso. È a quel punto che l’attenzione dei media nazionali si concentra sulle condizioni a bordo.

Si scopre inoltre che per la Carnival — proprietaria anche di Costa Crociere — non si tratta di un caso isolato. Era già il quarto incendio in sala macchine su una delle loro navi: episodi simili si erano verificati sulla Tropicale nel 1999, sulla Carnival Splendor nel 2010 e sulla Costa Allegra nel 2012.

Il quinto giorno porta un cambio di piani. I rimorchiatori sono pronti a trainare la nave verso Progreso, ma nel frattempo la Triumph, alla deriva da giorni, si è spostata di oltre cento miglia nautiche ed è ora più vicina agli Stati Uniti. Si decide quindi di rimorchiarla fino a Mobile, in Alabama, il che richiederà altri due giorni di navigazione. Una prospettiva difficile, data la situazione igienica sempre più precaria: le docce sono piene, l’urina ristagna, gli scarichi traboccano.

Devin, un passeggero in vacanza con la fidanzata e i futuri suoceri, racconta: «Quando Jen ha detto che ci sarebbero voluti altri tre giorni, ho capito che non ce l’avrei fatta. Ho iniziato a cercare un bagno funzionante. Quando finalmente l’ho trovato, è stato un sollievo incredibile».

Nel pomeriggio arrivano i rimorchiatori, ma durante il traino la nave si inclina, facendo fuoriuscire liquami che allagano cabine e corridoi, arrivando persino al ristorante. Dopo altri due giorni e mezzo di viaggio, la “crociera dei sogni” si conclude con uno sbarco che i passeggeri non dimenticheranno mai.

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