Divisioni nella maggioranza sul fine vita
Il dibattito attorno al fine vita si intensifica, con il centrodestra che ha recentemente rivelato il testo di legge destinato a regolare l’accesso al suicidio assistito, sulla scia della sentenza della Corte costituzionale riguardante il caso Cappato/Dj Fabo. Tuttavia, Forza Italia ha dichiarato di voler avviare un dialogo costruttivo con le opposizioni per apportare modifiche al ddl, richiedendo poi libertà di coscienza per i propri membri.
Inizialmente, la maggioranza sembrava aver trovato un accordo sul testo proposto, ma recenti sviluppi hanno portato il partito a distaccarsi da un ddl che risultava troppo restrittivo rispetto alle indicazioni fornite dalla Consulta. Una delle questioni più contestate è l’esclusione del Sistema sanitario nazionale dalle procedure di suicidio assistito: “Le attrezzature, i farmaci e il personale del Ssn non possono essere utilizzati per facilitare la decisione di fine vita”, si legge nel testo. Questo passaggio potrebbe aprire la strada a una vera e propria “privatizzazione” del suicidio assistito.
Inoltre, la verifica dei requisiti stabiliti dalla Consulta nella sentenza del 2019 – che includono una patologia irreversibile che causa sofferenze insopportabili, dipendenza da trattamenti di sostegno vitale e capacità di decidere liberamente – sarà delegata a un “Comitato nazionale di valutazione“, composto da sette membri nominati dal presidente del Consiglio, inclusi esperti in vari settori, il che solleva dubbi sulla neutralità delle nomine. Un ulteriore aggravio ai requisiti è inserito nell’articolo 2, dove si specifica che l’individuo deve essere “inserito nel percorso di cure palliative“.
Il requisito della dipendenza da “trattamenti di sostegno vitale” è stato ulteriormente limitato: il termine tecnico utilizzato ora è “trattamenti sostitutivi di funzioni vitali”, come un respiratore, un passo indietro rispetto all’ampliamento del criterio riconosciuto dai giudici costituzionali lo scorso anno. Le critiche da parte del centrosinistra non si sono fatte attendere. Il senatore del Pd, Alfredo Bazoli, ha definito la proposta “insoddisfacente”, mentre Mariolina Castellone del M5s ha affermato che il ddl “non solo non raccoglie la sentenza, ma la restringe”, evidenziando che richiede che le persone in cerca di questo percorso siano già inserite in programmi di cure palliative, benché tale condizione non sia contemplata nella sentenza della Corte. Aggiungendo ulteriore tensione al dibattito, Riccardo Magi di +Europa ha descritto il testo come “un’offesa alle persone che soffrono”, criticando l’obbligo di cure palliative.
, riporta Attuale.