Spese Nato: Italia propone il 3,5% del Pil per tutelare il welfare

03.07.2025 11:55
Spese Nato: Italia propone il 3,5% del Pil per tutelare il welfare

Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha riferito assieme ad Antonio Tajani alle Camere riguardo al recente vertice dell’Aja, affermando che «La Russia è in economia di guerra, dobbiamo reagire». Fratoianni ha risposto: «Siete matti».
«Quando c’è la guerra non dormo la notte, io per primo non sono pronto a far fronte a questa situazione drammatica». Alla fine dei 90 minuti di audizione di fronte a deputati e senatori, Crosetto ha espresso la sua “fragilità” di fronte a un mondo scosso da guerre e minacce, sottolineando che l’Italia deve essere pronta a reagire e prepararsi al peggio, come hanno spiegato dettagliatamente il ministro della Difesa e quello degli Esteri alle commissioni riunite di Camera e Senato. «Non possiamo più dipendere solo dagli Usa, l’Europa deve prendersi le proprie responsabilità», ha aggiunto Tajani. Questa è la premessa per chiarire perché l’aumento delle spese per la difesa al 5% concordato durante il summit Nato di Aja sia vitale per gli interessi italiani. «È un passo coraggioso e necessario per tutelare la nostra libertà e i nostri valori», ha dichiarato Tajani. Questa decisione è principalmente motivata dalla crescente preoccupazione condivisa con gli Alleati per la «minaccia in aumento rappresentata dalla Russia», ha confermato Crosetto. Il ministro ha esposto dati allarmanti riguardo all’economia di guerra di Vladimir Putin: «Nel 2025, Mosca avrà oltre 1500 carri armati, 3000 veicoli corazzati, 400 missili Iskander, migliaia di missili di vario tipo, decine di migliaia di bombe aeree e oltre un milione di droni. I militari effettivi arriveranno a 1,6 milioni e le riserve a 5 milioni». Inoltre, potrebbero unirsi al fronte ucraino altri «25-30mila soldati nordcoreani». Crosetto ha rimarcato che l’economia di guerra assorbe il 43% della spesa russa e gran parte di queste armi viene conservata, non utilizzata, come riserva strategica. Questo è il motivo per cui i Paesi Nato limitrofi alla frontiera Est si stanno preparando al peggio, con la Svezia che pianifica persino «un cimitero in grado di ospitare fino al 5% della popolazione». Ignorare questa realtà non sarebbe saggio.

Spese militari e welfare: le rassicurazioni del governo sul bilancio

Tuttavia, il riarmo rimane un tema poco popolare tra gli italiani, e le preoccupazioni per possibili ripercussioni su altre voci di spesa pubblica sono ampiamente diffuse. Proprio per questo Crosetto e Tajani hanno riaffermato, come sottolineato da Giorgia Meloni durante il vertice di Aja, che «non un euro verrà sottratto alla spesa sociale» per raggiungere i nuovi obiettivi Nato, né ai fondi di coesione UE. Come è possibile? In primo luogo, il vero obiettivo non è il 5%, ma il 3,5% del Pil: quello da riservare esclusivamente alle spese militari vere e proprie. L’altro 1,5%, ha ripetuto Crosetto, riguarda attività già presenti nei bilanci nazionali, come resilienza, sicurezza cibernetica, protezione delle infrastrutture critiche, rafforzamento del tessuto industriale e sviluppo delle infrastrutture strategiche. Non si tratta quindi di nuove risorse, ma di un esercizio di rendicontazione coerente con l’approccio integrato alla sicurezza previsto dalla Nato e dal piano UE Readiness 2030 (il ReArm Europe). Questioni più contabili che reali. Inoltre, l’Italia è rassicurata dal fatto che il nuovo obiettivo di spesa dovrà essere raggiunto solo entro il 2035 e senza una «traiettoria rigida di crescita della spesa, grazie alla flessibilità ottenuta a seguito di intensi negoziati», ha spiegato Tajani. Anche dopo questi negoziati, nel 2029 è prevista una revisione intermedia della traiettoria di spesa per apportare eventuali correzioni necessarie, ha ribadito il ministro degli Esteri.

Lo scontro con le opposizioni

Da parte della maggioranza, e anche da Azione con Ettore Rosato, c’è stata unanime approvazione per il senso di responsabilità dimostrato dal governo nel sostenere i nuovi obiettivi Nato. Tuttavia, dalla sinistra e dal Movimento 5 Stelle sono arrivate critiche durante l’audizione, con nuove bordate da Fratoianni. «Il caldo gioca brutti scherzi, siete diventati tutti matti?», ha accusato il leader di Avs, sottolineando come il governo Meloni abbia «vincolato il Paese per 10 anni con un impegno che compromette i nostri conti e ci priva di risorse necessarie per il rafforzamento del welfare». Anche Laura Boldrini (Pd) ha contestato l’assunto che l’aumento delle spese militari non influenzerà le spese sociali: «È chiaro che non sarà possibile senza uno stralcio drammatico al welfare, l’alleanza di Meloni con Trump penalizza gli interessi degli italiani. Dove troverete i soldi?». Giuseppe Conte, leader del M5s, ha etichettato i due ministri come «irresponsabili» per aver «sottoscritto in piena sudditanza» al diktat della Nato. «Sto lavorando alla difesa per i prossimi 30 anni per l’Italia, non per me», ha prontamente risposto Crosetto, ricordando che «ogni giorno subiamo attacchi informatici che rappresentano atti di guerra. Ne vogliamo parlare in Parlamento?». Il confronto e il dibattito su questo tema è appena cominciato.

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