DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
LONDRA – Il 7 luglio di vent’anni fa, Londra subì uno dei peggiori attacchi terroristici della sua storia: quattro giovani di origini musulmane si fecero esplodere nella rete di trasporti pubblici, provocando la morte di 52 persone e il ferimento di quasi 800. Oggi, in memoria delle vittime, avrà luogo una messa nella cattedrale di St. Paul. Il re Carlo ha esortato la nazione a «rimanere unita contro coloro che cercano di dividerci», riporta Attuale.
I quattro giovani, radicalizzati dalla propaganda di Al Qaeda, provenivano da Leeds. Alle 9 di mattina, separandosi, tre di loro attivarono gli ordigni esplosivi contenuti nei loro zaini, riempiti di chiodi e viti, in tre vagoni della metropolitana londinese, nelle vicinanze delle stazioni di Russell Square, Aldgate e Edgware Road. Il quarto attentatore salì sull’autobus, assieme a passeggeri evacuati dalla metropolitana dopo le prime esplosioni, e si fece saltare in aria a Tavistock Square.
Per i britannici, l’orrore della strage fu amplificato dalla scoperta che gli attentatori non arrivavano dal Medio Oriente, ma erano giovani britannici, definiti qaedisti con l’accento dello Yorkshire. Questo evento segnò una presa di coscienza di una realtà spesso sottovalutata, ma già anticipata da opere letterarie come «Mio figlio il fanatico» di Hanif Kureishi (1994) e «Denti bianchi» di Zadie Smith (2001).
In risposta all’attentato, venne avviato il programma Prevent, mirato a identificare e prevenire la radicalizzazione tra i giovani. Tuttavia, è innegabile che l’integrazione in Gran Bretagna abbia fatto significativi progressi da allora, e oggi il Paese si distingue come la società più multiculturalmente avanzata d’Europa.