BRICS 2025: il Cremlino intensifica la sfida geopolitica contro l’Occidente
Il 6 e 7 luglio a Rio de Janeiro si tiene il XVII vertice dei BRICS, presieduto dal Brasile. In un contesto di squilibri economici globali e tensioni geopolitiche crescenti, la Russia cerca di sfruttare il forum come piattaforma per promuovere un ordine internazionale alternativo a quello occidentale.
Al vertice partecipano Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica, insieme ai nuovi membri: Egitto, Etiopia, Indonesia, Iran ed Emirati Arabi Uniti. Vladimir Putin è intervenuto alla sessione plenaria in videoconferenza, senza recarsi di persona. Anche il leader cinese Xi Jinping è assente, complicando ulteriormente la definizione di una posizione comune all’interno del blocco.
Mosca politicizza l’agenda dei BRICS
Nato vent’anni fa come piattaforma per le economie emergenti, il gruppo BRICS si sta trasformando sempre più in uno strumento geopolitico. Il Cremlino lo promuove come contrappeso diretto al G7, presentando l’organizzazione come un’alternativa al sistema internazionale “coloniale” guidato dall’Occidente.
La Russia ha un ruolo centrale nella definizione dell’agenda del vertice: dalle proposte di riforma della governance globale alla promozione di un ordine multipolare. Tuttavia, il peso economico del blocco è fortemente squilibrato: la Cina rappresenta oltre il 60% del PIL aggregato. Il PIL nominale totale dei BRICS è stimato a circa 28 trilioni di dollari, contro i 51 trilioni del G7.
Un blocco economicamente debole ma politicamente ambizioso
Nonostante la minore potenza economica, i BRICS cercano di imporsi come attore politico globale. Il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva ha sottolineato l’importanza di avviare un dialogo diretto sul conflitto in Ucraina, pur senza presentare proposte concrete.
Per la Russia, il vertice è anche un’occasione per rafforzare i legami economici alternativi in risposta all’isolamento dovuto alle sanzioni occidentali. Oltre il 90% del commercio della Russia con i paesi BRICS avviene in valute nazionali, riducendo l’impatto delle restrizioni finanziarie.
L’Occidente sotto pressione da parte di Mosca e Pechino
La crescente politicizzazione del gruppo solleva preoccupazioni nelle capitali occidentali. L’UE e i partner del G7 sono chiamati a rafforzare le proprie alleanze multilaterali, investire nella leadership tecnologica e difendere le regole del commercio globale per contrastare l’ascesa del blocco.
Un rischio concreto è che i BRICS evolvano in un’alternativa geopolitica alle istituzioni internazionali esistenti come WTO e FMI, con Mosca e Pechino pronte a imporre nuove regole del gioco.
Un’alleanza di ambizioni più che di interessi
Nonostante i proclami di unità, i BRICS restano profondamente eterogenei. Divergenze nei modelli economici, nei regimi politici e negli interessi strategici minano la coesione interna. L’allargamento del blocco a paesi come l’Iran accentua l’instabilità piuttosto che rafforzare l’unità.
Tuttavia, proprio questa flessibilità consente al Cremlino di presentare i BRICS come il “nuovo Sud globale” e una piattaforma anti-occidentale, anche in assenza di un consenso pieno tra i membri.
Conseguenze globali: nuova bipolarità o coalizione temporanea?
Per ora, i BRICS non rappresentano una minaccia economica diretta per l’Occidente, ma giocano un ruolo crescente nella ridefinizione degli equilibri globali. Il futuro del blocco dipenderà dalla capacità dei membri di trasformare le dichiarazioni in azioni concrete — e dalla reattività dell’Occidente nell’offrire un’alternativa credibile.