La situazione attuale in Libia: tra instabilità e interessi internazionali
Un territorio lacerato, frammentato in un complesso mosaico di conflitti tribali e influenzato dalle potenze vicine e lontane, la Libia si presenta così dopo il crollo del regime di Muammar Gheddafi nel 2011. Egiziani, tunisini, algerini e ciadiani, insieme a nazioni come Russia, Turchia, Francia e Italia, operano in base ai propri specifici interessi economici e geostrategici. Un quadro complesso e fragile che riporta Attuale.
Il colpo di stato di Gheddafi nel 1969 portò a un regime centralizzato e autoritario, sostenuto dai proventi delle risorse petrolifere. Tuttavia, nonostante la sua ascesa, le dinamiche tribali continuarono a prosperare, lasciando il Paese in un delicato equilibrio.
Con lo scoppio della guerra civile nel febbraio 2011, innescata dall’intervento militare di Francia e Gran Bretagna e supportato dalle forze statunitensi, la fine del regime si concluse con il brutale assassinio di Gheddafi. Questo evento doveva promettere la transizione verso una democrazia, ma la realtà si rivelò ben diversa.
Il collasso politico e sociale che seguì segnò una fase sanguinosa, con migliaia di vittime e una profonda destabilizzazione. La Libia si frazionò in tre entità: Tripolitania, Cirenaica e il deserto del Fezzan, ognuna delle quali dovette affrontare conflitti locali per accaparrarsi risorse e controllare vie di transito, incluse quelle dei migranti provenienti dall’Africa sub-sahariana.
Nel luglio del 2012, il Paese tenne le sue prime elezioni post-rivoluzionarie, portando alla creazione di un Parlamento. Tuttavia, i contrasti e le divisioni emersero rapidamente, complicati dall’assassinio dell’ambasciatore americano Christopher Stevens nel 2012 e dall’emergere di milizie islamiche radicali.
La situazione si aggravò nel 2014, quando la Cirenaica e la Tripolitania si irrigidirono in fazioni governative rivali, mentre l’Isis tentava di infiltrarsi nel territorio, inviando militanti da Iraq e Siria. Khalifa Haftar, ex generale del regime di Gheddafi, avviò un’operazione per conquistare la Cirenaica e, successivamente, Tripoli. Tuttavia, la resistenza delle milizie di Misurata, supportate dagli Stati Uniti, portò a un parziale successo contro l’Isis a Sirte.
Dal 2017, la Libia si è sostanzialmente divisa in due aree di influenza, con Bengasi sotto il controllo di Haftar, che ha ricevuto sostegno da Mosca, ed il governo di Tripoli assistito da Roma, che guarda con attenzione ai giacimenti petroliferi nella regione. Nel 2019, Haftar tentò un’offensiva su Tripoli, ma fu fermato dall’intervento turco nell’ottobre 2020, che portò a una fragile tregua.
Oggi, il Paese vive un equilibrio instabile. Le forze russe si sono ampliate oltre la Cirenaica, mentre le milizie della Tripolitania continuano a scontrarsi. Negli ultimi due mesi, il premier Abdul Hamid Dbeibeh ha tentato di ridurre l’influenza delle milizie jihadiste, ma i risultati sono stati limitati, mostrando quanto sia ancora distante la pace per una Libia che aspira a uscire da un conflitto durato più di un decennio.