Le Riserve Europee Sulle Minacce di Dazi di Trump
“Prendiamo atto”, risponde Ursula von der Leyen cercando di ridurre gli effetti negativi causati dalla lettera di Donald Trump. Tuttavia, l’asse franco-tedesco che guida la governance europea ha reagito con preoccupazione all’ipotesi di dazi al 30% avanzata dal presidente statunitense, sebbene si tratti solo dell’ennesimo capitolo di una trattativa che ancora ha molte scadenze in vista. La presidente della Commissione ha espresso una “ferma disapprovazione” per i rischi legati ai dazi. Nonostante le differenze interne al Ppe, prevale un sentimento di sdegno nei confronti del tycoon. Tuttavia, resta da chiarire gli intenti e i margini di manovra delle forze politiche, delle grandi lobby e dei vari stati europei, riporta Attuale.
La risposta della presidente della Commissione a Trump è stata pressoché severa, nonostante l’Europa non possa rispondere sul piano commerciale e militare come vorrebbe. Von der Leyen si è trovata nella posizione di dover rispondere in modo apparentemente più rigoroso rispetto al dialogo sostenuto dai partner tedeschi del Ppe, come il cancelliere Friedrich Merz e il leader europeo Manfred Weber, i quali aspirano a un’egemonia continentale che privilegi le forze conservatrici piuttosto che i socialisti. L’Italia guidata da Giorgia Meloni, in questo contesto, ha l’opportunità di rafforzare la propria posizione, esortando a mantenere la calma in risposta a una mossa americana che appare più come “uno strumento di pressione” all’interno di una trattativa ancora in corso.
È importante notare che il 14 luglio segna la scadenza per il rinvio delle contromisure che l’Europa ha annunciato in risposta alle decisioni americane. Con l’arrivo della lettera dagli Stati Uniti, è probabile che le rappresaglie siano rinviate o bloccate. Oggi, si svolgerà una riunione tra gli ambasciatori europei per iniziare a trattare la questione. Ma questo è solo l’inizio. La vera sfida resta capire se l’Europa sarà in grado di presentarsi unita contro la sfida lanciata da Trump. Attualmente, si deve riconoscere che le posizioni all’interno del fronte popolare e conservatore che guida i 27 stati membri sono delineate da notevoli differenze. Il Ppe e altri moderati potrebbero cercare di mantenere un equilibrio, come dimostrano le posizioni più radicali dei francesi rispetto a quelle più conciliatorie di italiani e tedeschi.
Le divergenze interne sono probabilmente la manifestazione più evidente del disorientamento europeo. Forza Italia, che rappresenta una voce ultra-europeista all’interno del Ppe, ha espresso indignazione per la mossa di Trump, che rischia di danneggiare l’export italiano. Il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, ha definito la lettera di Trump “sgradevole”, ma ha anche notato un intento negoziale sotteso. Questo è il percorso preso dal governo, a partire dal partito della premier Meloni, che invita a mantenere la calma e proseguire le trattative. Al contrario, la Lega, che si attesta su posizioni patriottiche, preferirebbe una negoziazione bilaterale, contestualizzata nel panorama delle relazioni internazionali.
Surreale appare anche l’atteggiamento del Partito Democratico, che si allinea in modo inaspettato con le opinioni di Ppe e Forza Italia. La leader dem, Elly Schlein, ha denunciato la “follia autarchica” degli Stati Uniti, mentre Giuseppe Conte del Movimento 5 Stelle ha accusato Meloni di “svendere l’interesse nazionale” attraverso una “trattativa da dilettanti”. Non sorprende, quindi, che due giorni fa popolari e socialisti abbiano votato congiuntamente contro la mozione di censura alla Commissione von der Leyen.