Il 16 luglio 2025, la Commissione europea ha espresso preoccupazione per la decisione della Serbia di tenere esercitazioni militari con la Cina, avvertendo che tale scelta è incompatibile con lo status di paese candidato all’Unione. Il portavoce dell’Esecutivo europeo ha esortato Belgrado ad allinearsi alla politica estera e di sicurezza comune dell’UE, in risposta all’annuncio del ministero della Difesa cinese sull’addestramento congiunto “Peace Mission 2025”, previsto per fine luglio nella provincia di Hebei.
Un’escalation simbolica della cooperazione strategica
Secondo quanto riportato da Radio Slobodna Evropa, le esercitazioni coinvolgeranno unità speciali di entrambi gli eserciti e rappresentano un salto di qualità nei rapporti bilaterali tra Pechino e Belgrado. Negli ultimi anni, la cooperazione sino-serba si è intensificata, ma finora si era concentrata soprattutto su scambi economici, infrastrutture e investimenti industriali.
La Commissione ha sottolineato che «la Serbia deve evitare azioni e dichiarazioni che contraddicono la posizione dell’UE in materia di politica estera». Bruxelles ha già espresso ripetutamente riserve sulla crescente vicinanza della Serbia sia alla Cina che alla Russia, invitando Belgrado a non compromettere il percorso di integrazione europea.
L’influenza cinese nei Balcani: un piano a lungo termine
La Serbia è al centro della più ampia strategia cinese volta a consolidare la propria presenza in Europa, in particolare attraverso il progetto geoeconomico “Belt and Road Initiative”. Poiché molti paesi dell’UE ostacolano l’ingresso di capitali cinesi nei propri mercati, Pechino ha concentrato i suoi sforzi su nazioni più ricettive, come Serbia e Ungheria.
Oggi, la Cina è il principale partner commerciale della Serbia per volume d’importazioni, avendo superato la Germania nel 2024. A testimonianza di questa centralità, il presidente Xi Jinping ha compiuto una visita ufficiale a Belgrado nel maggio dello stesso anno. La Serbia continua inoltre ad acquistare armamenti cinesi, tra cui droni e sistemi antiaerei, rafforzando così un asse militare inedito con Pechino.
Una sfida per la coesione dell’UE
La mossa di Belgrado alimenta le preoccupazioni europee circa l’erosione dell’unità strategica dell’Unione. L’espansione dell’influenza cinese — favorita da massicci investimenti in settori critici come i trasporti e l’industria pesante — rischia di creare all’interno del continente un blocco di paesi meno allineati con Bruxelles e più aperti alla cooperazione con Pechino.
In Ungheria, la Cina ha ottenuto lo status di “partner strategico globale in ogni condizione climatica della nuova era”, un riconoscimento che sottolinea l’eccezionale profondità della relazione bilaterale. Oltre a Serbia e Ungheria, Pechino coltiva relazioni anche con altri governi filo-cinesi in Europa, avvalendosi di strumenti di “soft power” come diplomazia culturale, visti preferenziali e programmi di scambio.
Il rischio principale per l’UE è che queste relazioni possano minare la capacità di adottare politiche comuni, soprattutto in ambiti delicati come la sicurezza e il controllo degli investimenti strategici. Se singoli paesi decidessero di bloccare iniziative critiche verso Pechino, l’intero equilibrio europeo potrebbe risultarne compromesso.
Tensioni geopolitiche e sfide per l’allargamento
La scelta di Belgrado arriva in un momento di crescente pressione geopolitica, in cui l’UE cerca di rafforzare la propria autonomia strategica e garantire coerenza tra i membri e i paesi candidati. La cooperazione militare con la Cina, in un contesto segnato da rivalità sistemiche con le democrazie occidentali, pone interrogativi sulla reale volontà della Serbia di aderire pienamente ai principi e ai valori europei.
Mentre Bruxelles continua a insistere sull’allineamento politico come condizione imprescindibile per l’adesione, la Serbia sembra perseguire una politica estera sempre più multipolare. In questo scenario, la risposta dell’UE sarà cruciale per determinare se l’influenza cinese nei Balcani rimarrà un fenomeno limitato o diventerà un elemento strutturale nella politica europea del XXI secolo.