Felice Casson ricorda Carlo Nordio: «Potrebbe aver dimenticato la sua storia»

25.07.2025 06:56
Felice Casson ricorda Carlo Nordio: «Potrebbe aver dimenticato la sua storia»

L’ex collega a Venezia: ha cambiato idea dopo un suicidio? E cosa c’entra?

L’ex magistrato Felice Casson è stato per vent’anni a Venezia collega dell’attuale ministro Carlo Nordio. Ricorda chiaramente la lettera contro la separazione delle carriere firmata da Nordio nel 1994: «Io non l’ho sottoscritta non perché fossi in disaccordo, ma semplicemente perché non ero iscritto all’Associazione magistrati e non ho mai fatto parte di alcuna corrente». Casson si interroga sul motivo per cui Nordio affermi di aver cambiato idea in seguito al suicidio di un indagato: «Cosa c’entra con la separazione delle carriere?», dichiara a Concetto Vecchio che lo intervista per Repubblica. Riporta Attuale.

Nordio e Casson

Nordio, sottolinea Casson, «ha iniziato come giudice in tribunale nel 1978 e solo successivamente si è dedicato al ruolo di pubblico ministero. Il mio percorso è simile: ho ricoperto il ruolo di giudice istruttore prima di passare, negli ultimi dieci anni, alle funzioni inquirenti». Ora che si oppone alla separazione delle carriere, «forse è dimenticato di una parte della sua storia». Anche riguardo al caso Almasri, «ha proferito un sacco di balle». Pur tentando «di giudicarlo in base ai fatti, sul piano personale mi avvalgo della facoltà di non rispondere».

Ricorda che la transizione da giudice a pm gli ha offerto «una grande ricchezza anche professionale, alimentata dalla forza della cultura dei diritti e dalla possibilità di osservare il processo da diverse angolazioni». Secondo il centrodestra, la separazione renderebbe il processo più equo. «Ma non mi sovviene neppure un caso di assoluzione o di condanna frutto della posizione di giudici o pm come colleghi».

La separazione delle carriere

Nel corso degli anni, solo l’un per cento dei magistrati ha richiesto un cambio di funzione. Di fatto, la separazione esiste già: «Il vero problema è che il pubblico ministero non deve essere isolato facendone un corpo autonomo. Questo sarebbe il primo passo verso il suo diretto controllo da parte dell’esecutivo». Questa battaglia è portata avanti dal centrodestra per motivi «vendicativi, nei confronti di una magistratura scomoda». Perché ora sono riusciti dove precedentemente avevano fallito? «Grazie a una maggioranza schiacciante in Parlamento, riescono a far passare tutto. Inoltre, il clima nel Paese è cambiato».

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