Roma, 25 luglio 2025 – “Ogni volta che emergono resti ossei a Roma, si presume debbano appartenere a Emanuela. Speriamo di no”. Questo è il commento rassegnato di Pietro Orlandi nel gruppo Facebook da lui creato, riguardo la possibilità che lo scheletro rinvenuto all’interno di un padiglione adibito alla chiusura dell’ospedale San Camillo di Roma possa essere quello della sorella Emanuela, scomparsa il 22 giugno 1983. “Attendiamo i risultati della comparazione genetica con il Dna di Emanuela, custodito dalla procura”, ha dichiarato al Giornale l’avvocata di Pietro, Laura Sgrò. “Certo, è un’ipotesi intrigante, soprattutto considerando le testimonianze di Minardi, parzialmente confermate dalle indagini della squadra mobile”, ha aggiunto. , riporta Attuale.
Le dichiarazioni di Sabrina Minardi
Nelle sue lunghe testimonianze, l’ex amante di Renatino De Pedis, Sabrina Minardi, aveva affermato che la giovane vaticana sarebbe stata nascosta nella zona intorno al San Camillo, nelle vicinanze di piazza San Giovanni di Dio. Tuttavia, le indagini della procura hanno messo in luce l’inattendibilità delle sue dichiarazioni riguardo alle persone coinvolte. Una di queste, Daniela Mobili, risultava addirittura in carcere al momento della scomparsa di Emanuela. Inoltre, va considerato che il padiglione del San Camillo è stato operativo fino alla fine degli anni Ottanta e poi ristrutturato nel 1999. È difficile immaginare che un cadavere in decomposizione avanzata possa rimanere inosservato per anni.
Il reperto osseo
Lo scheletro è stato scoperto nel padiglione Monaldi de Sanctis, chiuso e inagibile da tempo, proprio mentre si svolgono lavori di ristrutturazione in tutto l’ospedale. La segnalazione è giunta da un operaio di una ditta incaricata dei lavori, il quale ha notato tra i rifiuti raccolti al piano terra, nel vano di uno degli ascensori, dei resti ossei umani – che sembrano risalire – mescolati ad altri materiali. In base ai primi accertamenti superficiali, le ossa avrebbero tra i tre e gli otto anni. Ora saranno necessari esami di laboratorio per ottenere un giudizio definitivo.
Il padiglione Monaldi e la sua storia
Fino al 2017, il padiglione Monaldi accoglieva clochard e tossicodipendenti della zona. Dopo la prima ristrutturazione e il conseguente abbandono (causato dalla mancata assegnazione dei reparti), nei corridoi del padiglione erano state allestite tende da campeggio e bivacchi. Nelle aree ancora accessibili, vivevano numerosi senzatetto. Una delle ipotesi avanzate è che quei resti appartengano a una di queste persone.