L’autore della sparatoria a New York mirava alla NFL

30.07.2025 10:15
L’autore della sparatoria a New York mirava alla NFL

Nuovi dettagli sull’attacco armato a Manhattan

Stanno emergendo nuovi elementi riguardo all’attacco armato avvenuto lunedì in un grattacielo a Manhattan, New York, perpetrato da un uomo di 27 anni che ha tragicamente ucciso quattro persone prima di togliersi la vita. L’aggressore, identificato come Shane Devon Tamura, secondo le prime analisi fornite dalle autorità statunitensi, aveva un passato da giocatore di football americano durante il periodo delle scuole superiori; il suo obiettivo apparentemente era colpire gli uffici della NFL, la principale lega professionistica di questo sport negli Stati Uniti, che lui incolpava per alcuni dei suoi problemi di salute, riporta Attuale.

Il grattacielo in questione si trova al 345 di Park Avenue, una delle strade più famose e frequentate di New York, particolarmente nota per alberghi e grattacieli di lusso. Qui ha sede anche la NFL, oltre ad altre importanti entità aziendali come Blackstone, Bank of America e KPMG, dove lavorano migliaia di persone.

Nonostante i rigorosi controlli di sicurezza implementati in quasi tutti gli edifici di quest’area, Tamura è riuscito a entrare nel palazzo armato di un fucile semiautomatico. Una volta dentro, ha subito aperto il fuoco, provocando la morte di un addetto alla sicurezza, un poliziotto off-duty e una dirigente di Blackstone. Successivamente, ha preso un ascensore che lo ha condotto al 33esimo piano, dove ha ucciso una quarta persona, un’impiegata. È in questo luogo che infine si è tolto la vita, secondo le informazioni fornite dalla polizia.

Il sindaco di New York, Eric Adams, ha dichiarato che le prime indagini indicano che l’obiettivo di Tamura fosse proprio la sede della NFL, collocata tra il quinto e l’ottavo piano, tuttavia, il suo errore nell’utilizzo dell’ascensore lo ha portato altrove. Inoltre, sono stati rinvenuti due biglietti: uno con lui al momento dell’attacco e un altro a casa sua a Las Vegas, che suggeriscono le sue motivazioni. Nonostante avesse lavorato in un hotel e casinò, non aveva mai praticato football a livello professionistico. Le indagini rivelano che sabato Tamura aveva viaggiato da Las Vegas, raggiungendo New York poche ore prima dell’attacco, dopo aver attraversato il paese.

Fonti vicine alle indagini riportano che nel biglietto trovato con lui, il quale conteneva accuse nei confronti della NFL per la sua presunta minimizzazione dei problemi neurologici legati al football americano, affermava di soffrire di encefalopatia traumatica cronica (CTE), una malattia neurodegenerativa associata a ripetute commozioni cerebrali tipiche di questo sport. Chiedeva anche che il suo cervello venisse studiato.

Secondo altre fonti investigative, un secondo biglietto era una sorta di messaggio di scuse diretto ai suoi genitori.

Attualmente, si sa che Tamura ha giocato a football nelle scuole superiori a Los Angeles, senza però aver mai avuto legami con la NFL; questa organizzazione ha apportato nel corso degli ultimi dieci anni molte modifiche alle proprie procedure di sicurezza per limitare il rischio di lesioni nei giocatori. Resta da chiarire se Tamura soffrisse realmente di CTE, poiché una diagnosi certa avviene solo attraverso esami approfonditi del tessuto cerebrale, e il suo corpo subirà un’autopsia per confermarlo.

Le indagini rivelano anche che in passato Tamura aveva affrontato problemi di salute mentale; nel 2022 e nel 2024 era stato ricoverato in Nevada tramite una procedura quando si presuppone che una persona possa rappresentare un pericolo per se stessa o per gli altri. Eppure, nonostante avesse ottenuto un porto d’armi, è riuscito ad acquistare legalmente il fucile utilizzato, senza ulteriori controlli.

Il caso ha suscitato molte discussioni nei media e sui social, in parte perché le motivazioni apparivano “vendicative”; infatti, sono emerse similitudini con la vicenda di Luigi Mangione, il quale, lo scorso dicembre, sempre a Manhattan, uccise Brian Thompson, un amministratore delegato di una compagnia di assicurazioni sanitarie, attribuendo colpe alle assicurazioni stesse per il suo dolore cronico.

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