La posizione del Presidente Mattarella su Gaza e le tensioni internazionali
Durante la tradizionale cerimonia del Ventaglio, le aspettative erano alte per una risposta incisiva all’inserimento del presidente russo Putin nella lista nera del Cremlino. Tuttavia, il presidente della Repubblica si è rivelato sorprendentemente indifferente, non modificando il discorso preparato in precedenza e focalizzando la sua attenzione su Gaza, utilizzando un linguaggio di una durezza inusuale, simile solo a quello riservato alla Russia. Sergio Mattarella ha eluso le polemiche personali con la stampa parlamentare dicendo: “Non ci facciamo mancare nulla”. Ha ricordato l’aggressione russa all’Ucraina, la quale, a suo dire, ha alterato radicalmente il panorama geopolitico europeo, facendo emergere timori tra i Paesi membri dell’Unione Europea riguardo ai potenziali appetiti expansionistici di Putin. “Mosca ha cancellato l’equilibrio della pace”, ha affermato, sottolineando così la fragilità della situazione attuale.
Ma oltre al conflitto europeo, c’è un’altra guerra che richiede attenzione: il Medio Oriente. Il presidente ha ribadito la necessità di una tregua genuina, ma ha anche accusato Israele di perpetuare un “guerra continua e ovunque”. A partire dall’ “incredibile bombardamento” alla Parrocchia della Sacra Famiglia di Gaza, definito erroneamente un “errore”, ha esaminato altri incidenti tragici, come il fuoco sulle ambulanze e l’uccisione di persone in cerca di acqua e cibo, puntando il dito contro il governo di Netanyahu per la sua strategia che sembra mirare a un massacro senza fine. “È difficile non vedere una volontà di uccidere indiscriminatamente in una serie così orribile di eventi”, ha dichiarato, evidenziando il caso di un bambino palestinese accolto in un ospedale italiano dopo aver perso la famiglia.
Questa dichiarazione si è rivelata una risposta forte a chi, come il M5s, ha criticato Mattarella per non denunciare sufficientemente i crimini commessi da Israele. Inoltre, il presidente ha inteso esercitare pressioni sul governo italiano, che non ha adottato misure concrete per spingere Israele a cessare le ostilità, diversamente da Francia e Regno Unito. Giorgia Meloni ha subito recepito il messaggio, contattando Netanyahu e sollecitando un’interruzione delle ostilità a fronte della drammatica situazione a Gaza. Tuttavia, Mattarella ha accennato anche ai potenziali effetti collaterali della guerra, come l’insorgere di antisemitismo, citando l’aggressione a un turista ebreo vicino Milano come esempio di come “la stupidità alimenta l’ odio”.
Infine, il presidente ha toccato un tema delicato, facendo riferimento a “protagonisti della vita internazionale che aspirano a essere temuti piuttosto che stimati”. Questa descrizione potrebbe riferirsi a vari leader, ma è palese che il suo pensiero andasse a Donald Trump. Ha supportato l’OMS, definendola “un punto di riferimento fondamentale per la sicurezza di tutti”, e ha parlato dell’importanza della cooperazione piuttosto che della contrapposizione economica, avvertendo che questa potrebbe generare conflitti più pericolosi. In ambito nazionale, ha menzionato il richiamo al rispetto dei limiti in termine di conflitto tra politica e giustizia e ha chiuso con un accenno alla situazione della Rai, esprimendo il suo disappunto per la paralisi della commissione di vigilanza riguardante la nomina del presidente, un segnale inequivocabile al governo.
In conclusione, il discorso del Presidente Mattarella ha evidenziato la gravità delle attuali crisi geopolitiche, con un focus particolare sulla situazione a Gaza e sulla necessità di azioni concrete da parte del governo italiano. La ferma condanna delle atrocità commesse durante il conflitto, insieme a un richiamo al rispetto dei principi di cooperazione internazionale, segnalano un’apertura verso un approccio più attivo e responsabile. Inoltre, la critica ai leader che aspirano a generare paura piuttosto che rispetto riflette una preoccupazione per l’orientamento della politica globale. Mattarella sembra voler spingere per un cambiamento, non solo in termini di gestione delle crisi estere, ma anche per quanto riguarda l’integrità interna del sistema politico italiano.