Netanyahu pronto a estendere l’occupazione su Gaza

05.08.2025 00:15
Netanyahu pronto a estendere l'occupazione su Gaza

DAL NOSTRO INVIATO
TEL AVIV – L’esercito israeliano ha ricevuto l’ordine di prendere il controllo totale della Striscia di Gaza. L’Idf ha già deciso di aprire il fuoco su oltre il 75% del territorio palestinese, ma ora si prevede l’ampliamento delle operazioni per liberare gli ostaggi, anche nelle zone dove sono presenti accampamenti di profughi e i pochi operatori umanitari rimasti. La modalità con cui le forze armate entreranno tra le tende, nelle affollate spiagge di disperati, tra le macerie in cerca di riparo rimane incerta. L’uso di carri armati si presenta problematico, mentre attaccare a piedi potrebbe trasformarsi in un bersaglio facile per i miliziani di Hamas, che continuano a opporre resistenza. Il numero di soldati israeliani perduti potrebbe crescere, insieme alle vittime “collaterali”., riporta Attuale.

Il generale Eyal Zamir, capo di stato maggiore delle Idf, ha espresso seri dubbi sull’implementazione di un piano di occupazione totale, considerandolo troppo dispendioso, rischioso e sostanzialmente inefficace. Tuttavia, il premier Benjamin Netanyahu è stato chiaro: «Se non è d’accordo, si dimetta».

Tra i sostenitori di un approccio più aggressivo si individuano i ministri messianici Bezalel Smotrich e Itamar Ben Gvir, mentre le voci più moderate provengono dai servizi segreti, incluso il Mossad, e dal mediatore impegnato nelle trattative per gli ostaggi.

Dal punto di vista dello staff di Netanyahu, l’unica strategia percorribile è quella dell’intensificazione dell’azione militare. «Hamas non rilascerà i prigionieri senza una resa totale», affermano. «Israele non può cedere ai terroristi. Se non interveniamo adesso, gli ostaggi potrebbero morire di fame e Gaza rimarrà sotto la dominazione di Hamas». I video di ostaggi in condizioni estreme hanno facilitato giustificare l’aggravamento delle operazioni.

In concomitanza con la nuova offensiva è emerso un appello da parte di circa 600 ex funzionari dei servizi di sicurezza israeliani per porre fine alle ostilità. «Riteniamo che Hamas non rappresenti più una minaccia strategica e che questa guerra non sia più giustificata», hanno dichiarato, firmando l’appello con la presenza di figure di spicco, tra cui l’ex primo ministro Ehud Barak.

Il primo a sollevare l’ipotesi di un’azione militare più intensa è stato il presidente americano Donald Trump. «Sappiamo dove si trovano gli ostaggi. Israele deve prendere una decisione rapida». Anche Steve Witkoff, inviato speciale degli Stati Uniti, ha sottolineato la necessità di una resa per Hamas, escludendo ulteriori compromessi.

L’appoggio della attuale amministrazione americana nei riguardi delle scelte di Netanyahu sembra assoluto. Questo vale non solo per la nuova fase del conflitto a Gaza, ma anche per piani più ampi di espansione. Il presidente della Camera, Mike Johnson, durante una visita nella Cisgiordania palestinese, ha criticato i paesi favorevoli al riconoscimento della Palestina. Egli ha inoltre ribadito che «le montagne della Giudea e della Samaria – come definite dai sionisti – appartengono legittimamente al popolo ebraico». Trump, a sua volta, ha annunciato che gli aiuti federali per le calamità naturali potrebbero essere negati agli Stati americani che boicottano le aziende israeliane. Il legame tra Trump e Netanyahu si è addirittura rinforzato.

Poche ore prima dell’annuncio dell’offensiva, il governo Netanyahu ha deciso di sospendere all’unanimità la procuratrice generale Gali Baharav-Miara. Il suo ufficio gestisce numerosi casi che coinvolgono il primo ministro stesso. La procuratrice ha definito questa decisione «illegale». In una lettera indirizzata ai suoi vice e ad altri membri della procura, ha affermato che «nessuna pressione politica comprometterà l’imparzialità e la professionalità del nostro operato». Resterà in carica fino alla decisione della Corte Suprema, ma gli esperti ritengono difficile che Netanyahu possa prevalere in questo contesto.

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