Dichiarazione Congiunta dei Leader Europei per l’Ucraina
Le pressioni europee per garantire un futuro per l’Ucraina si intensificano, in particolare alla luce di un avvenuto vertice di Ferragosto tra Donald Trump e Vladimir Putin. La consultazione tra sette leader del continente ha portato all’emissione di una dichiarazione congiunta, promossa da figure di spicco come il presidente francese Emmanuel Macron, il cancelliere tedesco Friedrich Merz, la premier italiana Giorgia Meloni e altri. I leader hanno sottolineato la necessità di garanzie di sicurezza per l’Ucraina, evidenziando il supporto per la pace e il fermo rifiuto della violenza russa.
Il documento presentato rappresenta un delicato equilibrio nei rapporti con Washington, iniziando con un sostegno all’iniziativa di Trump per fermare le uccisioni in Ucraina. Il richiamo alla necessità di una pace giusta e duratura è stato centrale nel comunicato.
Le posizioni espresse nella dichiarazione ribadiscono alcuni concetti già noti: il cammino verso la pace non può escludere l’Ucraina, e i confini internazionali non devono essere modificati con la forza. In particolare, i leader hanno richiesto robuste garanzie di sicurezza affinché l’Ucraina possa proteggere la propria sovranità e integrità territoriale.
La questione se includere o meno Zelensky nei negoziati rimane in sospeso. Secondo fonti riportate dalla Cnn, la Casa Bianca sta considerando questa possibilità, in un contesto dove solo Trump potrebbe facilitare un incontro tra il presidente ucraino e Putin. Merz ha espresso la speranza che Zelensky possa partecipare all’incontro, sottolineando che discutere questioni territoriali senza la sua presenza sarebbe inaccettabile.
Attualmente, gli europei stanno lavorando su una controproposta rispetto a quella proveniente dalla Casa Bianca, con una condizione preliminare che richiede un cessate il fuoco. Il rappresentante europeo per gli affari esteri, Kaja Kallas, ha dichiarato che i territori attualmente occupati dai russi dovranno tornare all’Ucraina, ma fonti informali suggeriscono che Kiev dovrà rinunciare a alcune aree. Resta da vedere se e dove sarà possibile definire una linea di demarcazione.
Un nodo cruciale della situazione è rappresentato dalle garanzie di sicurezza necessarie per consentire a Zelensky di accettare un accordo, che potrebbe apparire sfavorevole per il suo paese. Questo aspetto sarà discussa nella riunione dei ministri degli Esteri dell’UE, convocata per oggi.
Nel frattempo, la bocca della Russia rimane chiusa. Maria Zakharova, portavoce del ministero degli Esteri russo, ha descritto la dichiarazione europea come “un volantino nazista”. Secondo lei, la quiete potrà essere raggiunta solo se l’Occidente interromperà le forniture di armi a Kiev.
Dmitry Medvedev, ex presidente e attuale vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo, ha attaccato gli europei definendoli “imbecilli” per “ostacolare gli sforzi americani” per la pace. Il vice ministro degli Esteri, Sergei Ryabkov, ha messo in guardia sulla persistenza di una alta tensione strategica, sottolineando il rischio di un conflitto nucleare.
Gli interrogativi sui risultati tangibili del vertice di Ferragosto permangono. Mark Rutte, segretario generale della NATO, ha descritto l’incontro come fondamentale per mettere alla prova Putin e chiarire le sue reali intenzioni di porre fine a questa terribile guerra, riporta Attuale.