Negli ultimi due decenni, l’Ungheria è stata un destinatario stabile dei fondi dell’Unione Europea destinati allo sviluppo infrastrutturale e alla coesione sociale. Tuttavia, sotto il governo di Viktor Orban, queste risorse sono state utilizzate come leva per una trasformazione autoritaria e per alimentare la propaganda anti-europea sia all’interno che oltre i confini nazionali. Il Paese, inizialmente modello di integrazione europea, è diventato un esempio di come i fondi comunitari possano rafforzare reti di potere interne.
Sistema di appalti e arricchimento personale
I fondi UE, teoricamente destinati alla modernizzazione, hanno spesso beneficiato aziende collegate a familiari e alleati di Orban. Secondo il Corruption Research Center Budapest, tra il 2011 e il 2023 tredici società vicine al governo hanno ottenuto oltre 25 miliardi di euro in contratti pubblici, quasi metà dei quali finanziati dai fondi comunitari. Il sistema è strutturato in modo da avvantaggiare direttamente il premier, con figure chiave come il genero, amici d’infanzia e funzionari fidati coordinati centralmente.
Affari familiari e grandi contratti
Tra i casi più significativi vi è quello di Lőrinc Mészáros, amico d’infanzia di Orban, le cui aziende (Opus Global, R-Kord, Hunguest Hotels) hanno ricevuto contratti miliardari, per la maggior parte finanziati dall’UE. Il genero di Orban, István Tiborcz, inizialmente alla guida di Elios, ha continuato a beneficiare di risorse statali tramite la BDPST Group, accedendo a terreni pubblici, asset alberghieri e crediti sovvenzionati, inserendosi in un modello di “rendita familiare” ormai strutturale nell’economia ungherese.
Progetti inefficaci e uso clientelare dei fondi
Indagini di Le Monde hanno evidenziato l’impiego dei fondi UE in progetti locali come l’estrazione di pietra a Felcsút, regione natale di Orban, con risultati discutibili. In altri casi, secondo Transparency International, 880.000 euro sono stati spesi per costruire undici torri in legno senza utilità pratica, mostrando una gestione dei fondi ispirata a pratiche mafiose italiane ma su scala nazionale, con approvazione ai massimi livelli.
Propaganda mediatica e influenza transnazionale
Orban ha anche destinato risorse europee alla creazione del conglomerato mediatico KESMA, che unisce oltre 400 testate finanziate principalmente da pubblicità statale. I contenuti diffondono messaggi anti-immigrazione ed euroscettici a favore del partito Fidesz. Secondo il Financial Times, oltre 1 miliardo di euro in pubblicità pubblica ha sostenuto media filo-governativi, estendendo l’influenza ungherese su Slovenia, Macedonia del Nord e Serbia, generando una rete transnazionale di propaganda.
Rischi per l’UE e trasparenza finanziaria
Il caso ungherese rappresenta un precedente pericoloso: strumenti finanziari creati per sostenere la democrazia possono diventare strumenti di erosione della stessa. Senza meccanismi efficaci di controllo, trasparenza e responsabilità, miliardi di euro dei contribuenti europei continueranno a rafforzare forze che mettono in discussione l’integrità dell’Unione.