Cinquanta anni dopo l’acquisto dell’Alaska, gli Stati Uniti, nel 1867, acquisirono questo vasto territorio dalla Russia. Oggi, più di un secolo dopo, l’Alaska potrebbe rivelarsi cruciale per il futuro della guerra in Ucraina, riporta Attuale.
La storia moderna dell’Alaska, dove si svolgerà un incontro tra Donald Trump e Vladimir Putin volti a discutere del destino dell’Ucraina, inizia nel 1741, quando l’esploratore russo Vitus Bering scoprì questa regione, tracciando un passo importante per la conquista dell’Alaska da parte dell’Impero russo.
La colonizzazione vera e propria da parte della Russia iniziò nel 1784 con l’insediamento a Kodiak, durando fino al 1867, anno in cui fu firmato l’atto di vendita. Tuttavia, il clima rigido limitò la popolazione russa a meno di 800 abitanti, portando molti a cercare fortune nel Sud, fino in California.
La distanza dalla capitale San Pietroburgo, insieme alle difficoltà comunicative, complicarono ulteriormente i legami fra l’Alaska e la madrepatria. Le tensioni con le popolazioni native, nonostante gli sforzi dei missionari ortodossi, contribuirono a mettere in discussione la permanenza russa in questo territorio.
La Guerra di Crimea (1853-1856) portò gli zar a valutare il futuro dell’Alaska, temendo una possibile invasione britannica. Subito dopo il conflitto, lo zar Alessandro II decise di cedere il territorio, e gli Stati Uniti si presentarono come il partner ideale, creando un contrappeso agli inglesi in Nord America.
Sotto la presidenza di Andrew Johnson, avvennero le trattative finali che si conclusero il 30 marzo 1867 con la firma dell’Alaska Purchase, per un valore di 7,2 milioni di dollari. Il passaggio della sovranità avvenne ufficialmente il 8 ottobre, segnando la fine del dominio russo.
Inizialmente, l’acquisto fu visto con scetticismo dal pubblico americano. Tuttavia, la scoperta di giacimenti d’oro negli anni successivi trasformò radicalmente la percezione della regione, attirando molti cercatori e ponendo le basi per lo sviluppo economico dell’Alaska.
Nel 1958 l’Alaska divenne ufficialmente il 49esimo Stato degli Stati Uniti, portando a un’esplosione di attività economiche, specialmente con la scoperta di grandi giacimenti di petrolio e gas naturale negli anni ’60.
La firma del trattato nel 1867 stabilì i confini tra Stati Uniti e Russia, utilizzando le isole Diomede come riferimento. Questi confini, inizialmente geografici, acquisirono ulteriore significato durante la Guerra Fredda, diventando un simbolo delle tensioni tra le due potenze.
Il crollo dell’Unione Sovietica ha riaperto il dibattito sulla funzionalità di un ponte tra l’Alaska e la Russia, un progetto ambizioso che risale al XIX secolo. Recentemente, la governatrice Sarah Palin ha suscitato attenzione con le sue affermazioni sulla vicinanza della Russia, ribadendo l’importanza strategica di un territorio così vicino al suolo russo.
Attualmente, con l’incontro di Trump e Putin ad Anchorage, si riaffermano le relazioni storiche tra i due paesi, mentre il futuro dell’Ucraina resta incerto. Ancora una volta, i ghiacci dell’Artico diventano testimoni di eventi che potrebbero cambiare la storia.
Incredibile come la storia possa ripetersi! È rivelante vedere Trump e Putin discutere di posizioni strategiche in un luogo così simbolico. Chissà come l’Alaska gioca un ruolo oggi in questi rapporti tesi… Sembra quasi un gioco di scacchi in uno scenario glaciale!!! Ma che dire, ci toccherà ben altro se la situazione in Ucraina dovesse peggiorare.