Il 18 agosto 2025, Vladimir Putin ha delineato le nuove richieste della Russia per porre fine al conflitto in Ucraina, chiedendo il riconoscimento della realtà sul campo nel Donbass. Dopo un incontro con il ministro degli Esteri, il presidente russo ha chiarito che non intende espandere le rivendicazioni oltre le quattro regioni già annesse, esplicando però l’inaccettabilità di un «congelamento» del conflitto senza un riconoscimento delle nuove realtà, riporta Attuale.
Le richieste di Mosca
Le pretese della Russia comprendono il ritiro delle forze ucraine da Lugansk e Donetsk, con il riconoscimento dei confini attuali lungo le linee del fronte negli oblast di Zaporizhzhia e Kherson come contropartita. Le richieste si estendono oltre il territorio, richiedendo un impegno a non attaccare ulteriori territori ucraini, il riconoscimento del russo come lingua ufficiale in Ucraina, la libertà di culto per la Chiesa ortodossa russa, il riconoscimento della Crimea e la revoca delle sanzioni da parte di Stati Uniti e Unione Europea. In cambio, la Russia è disposta a considerare garanzie di sicurezza simili all’Articolo 5 della NATO, senza però ammettere l’Ucraina nell’Alleanza atlantica.
Obiettivi di Putin
Un obiettivo chiaro di Putin emerge dopo i recenti sviluppi: riottenere agibilità internazionale senza ulteriori danni dalla guerra in Ucraina. Secondo indiscrezioni, Putin avrebbe proposto a Trump il ritiro delle accuse della Corte penale internazionale come condizione per un trattato di pace, affermando che le attuali accuse gli impediscono di visitare Paesi amici come Sudafrica e Brasile.
Prospettive di pace
Si segnala che il Cremlino potrebbe considerare di sancire legislativamente un’impegno a non aggredire Stati europei, un’idea che Putin stesso ha definito «nonsenso». Nonostante ciò, l’obiettivo rimane quello di un cambio di regime a Kiev, con Zelensky identificato come un nemico centrale nel conflitto. Anche le questioni di denazificazione e demilitarizzazione rimangono in discussione, con Mosca che ricerca garanzie per una Ucraina «neutrale» e al di fuori dei blocchi, creando un contesto di diffidenza e incertezze permanenti.