Il recente incontro informale alla Casa Bianca tra il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e i leader europei ha suscitato commenti significativi, con analisti politici come Mikhail Rostovskij del Moskovskij Komsomolets che evidenziano il fallimento delle aspettative russe. Secondo Rostovskij, «Trump è stato persuaso a mettere un cuneo tra sé e Putin», suggerendo che l’accordo di Anchorage sia una manovra strategica carica di implicazioni politiche, riporta Attuale.
Il dilemma
Il previsto incontro tra Putin e Zelensky solleva dubbi. Molti analisti suggeriscono di evitare la via indicata da Trump, temendo le possibili ripercussioni. L’idea di un invito a Mosca per Zelensky pare più una provocazione che un passo diplomatico serio.
Freddezza
Sergey Lavrov, il ministro degli Esteri russo, ha sottolineato la necessità di garantire la sicurezza degli interessi russi in qualsiasi accordo di pace con l’Ucraina. Pur non escludendo un incontro imminente, la sua posizione risulta cauta: «Non cerchiamo un evento per la propaganda, ma vogliamo avanzare con cautela», ha dichiarato.
Il timore della trappola
La retorica ufficiale riflette una diffidenza crescente verso un possibile rapimento diplomatico e i commentatori esprimono preoccupazione per una trappola sotterranea. La Russia preferirebbe un incontro a tre con Trump come mediatore, per ufficializzare accordi già definiti, ma i leader europei e ucraini non sembrano propensi a tale compromesso.
Nonostante il parere di alcuni intellettuali russi, tra cui Aleksandr Dugin, vi è una forte resistenza a legittimare Zelensky attraverso i colloqui, con la convinzione che un simile incontro non sarebbe coerente con le posizioni russe. Tuttavia, le dichiarazioni continue da parte ucraina e europea mantengono uno status quo che non preannuncia cambiamenti immediati nel conflitto.