Garanzie di sicurezza per l’Ucraina: il focus è sulla difesa aerea e sui Patriot americani

20.08.2025 15:15

Le garanzie di sicurezza per l’Ucraina: vertici militari a Washington

I vertici militari di Stati Uniti e Paesi europei sono a Washington per studiare i meccanismi concreti delle garanzie di sicurezza da fornire all’Ucraina. Sul piano generale tengono banco due proposte. Quella avanzata dall’Italia prevede un impegno politico degli alleati, che dovrebbero estendere all’Ucraina una tutela simile a quella fissata dall’articolo 5 del Trattato Nato. Vale a dire: tutti corrono in soccorso di un partner aggredito, riporta Attuale.

Tuttavia, gli ucraini insistono sul rafforzamento immediato della deterrenza sul campo. Una prima risposta viene da Francia e Regno Unito: schierare un contingente di militari sul terreno , non appena verrà raggiunto un accordo con Vladimir Putin. Secondo gli analisti militari servirebbero oltre 100 mila soldati per presidiare la frontiera con la Russia, che diventerebbero 300 mila se consideriamo le necessarie rotazioni e i periodi di addestramento.

Altri Paesi che fanno parte della “coalizione dei volenterosi” sono pronti a partecipare: l’Estonia, l’Australia, il Canada, la Nuova Zelanda. Non gli Stati Uniti e nemmeno l’Italia.

In aggiunta, anche ammesso che si riesca a mettere insieme una robusta forza di interdizione, servirebbe altro. Volodymyr Zelensky lo ha ripetuto nel vertice di Washington: occorre una capillare protezione dello spazio aereo. Un obiettivo raggiungibile solo con l’apporto degli americani. Ecco perché gran parte della discussione tecnica sulle garanzie di sicurezza si sta concentrando proprio sulla difesa aerea. Trump ha vagamente assicurato che l’aviazione americana sarà a disposizione. Ma, al momento, non è chiaro in che misura potrà intervenire.

Secondo i generali ucraini la cosa più urgente da fare è rafforzare la contraerea. O meglio, come suggerisce il generale americano Wesley Clark, ex comandante delle forze armate Nato in Europa, l’ideale sarebbe colpire le basi di lancio russe, cioè “l’arco”, anziché intercettare le “frecce” che colpiscono l’Ucraina. Ma questa possibilità ormai è superata.

Ora si lavora a uno scudo protettivo, a una deterrenza credibile. Lo strumento principe sono i Patriot, le batterie di missili anti aerei. L’esercito ucraino ne avrebbe già sette a disposizione. Trump ne ha messe a disposizione 17, dirottando verso l’Ucraina le richieste già avanzate da altri Paesi. A Zelensky ne basterebbero 10.

Ora il problema è che questi sistemi sono molto costosi: 1 miliardo di dollari per ogni batteria, più 4 milioni di dollari per ogni missile. Totale: 10 miliardi per la struttura base, più almeno un altro miliardo per le munizioni. Il presidente americano è stato netto: noi vi diamo i Patriot, ma ce li dovete pagare.

È questo il primo vero tema della discussione sulle garanzie di sicurezza. Chi, tra i Paesi europei, è pronto a tirare fuori le risorse necessarie? La Germania si è impegnata a fornire tre Patriot (3 miliardi, quindi); la Norvegia uno. Per il resto ci sono segnali di disponibilità provenienti da Finlandia, Svezia e Olanda, non ancora concretizzati. Zelensky ha annunciato un piano da 90 miliardi di dollari, finanziato anche dagli europei, per comprare armi americane. Ma il primo passaggio dovrebbe essere proprio l’acquisizione dei Patriot.

Se questi sono i numeri, si comprende perché Zelensky e gli europei stiano continuando a premere su Washington, perlomeno per definire condizioni migliori di vendita. Uno sconto tra alleati.

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