Israele approva un nuovo insediamento che divide la Cisgiordania
Il governo israeliano ha approvato in via definitiva un progetto di costruzione di un nuovo insediamento che dividerà in due la Cisgiordania, territorio cruciale per un futuro stato palestinese. Il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich, estremista nazionalista e religioso, ha dichiarato che con questo intervento Israele «seppellirà l’idea di uno stato palestinese», riporta Attuale.
Mercoledì, dopo l’approvazione, Smotrich ha affermato: «Lo stato palestinese sta venendo cancellato dalla mappa non con gli slogan ma con le azioni. Ogni insediamento, ogni quartiere, ogni casa è un chiodo nella bara di questa idea pericolosa».
Il piano, noto come E1, prevede l’espansione della colonia di Maale Adumim, aggiungendo oltre 3.400 nuove case per coloni israeliani. Questa espansione creerà un collegamento diretto tra Maale Adumim e Gerusalemme Est, un’area considerata territorio palestinese dall’ONU, ma occupata illegalmente da Israele dal 1967.
Collegando Maale Adumim e Gerusalemme Est, si creerà una continuità di insediamenti israeliani, intersecando le principali vie di comunicazione da nord a sud e dividendo la Cisgiordania. Questo progetto avrà ripercussioni significative sulla continuità territoriale dei principali centri palestinesi: Ramallah, Gerusalemme Est e Betlemme.
Secondo il governo israeliano, l’aumento degli insediamenti renderà più difficile la creazione di uno stato palestinese, separando le città principali della Cisgiordania. Oggi, circa 700 mila coloni israeliani abitano in questa regione, già parzialmente sotto il controllo dell’esercito israeliano.
Il governo di Netanyahu prevede di aumentare il numero di coloni a un milione attraverso questi nuovi insediamenti. Il piano per la costruzione dell’insediamento E1 era stato proposto per la prima volta negli anni Novanta, ma era stato sospeso per la resistenza di Stati Uniti ed Europa, preoccupati dell’impatto negativo sul processo di pace. Finora, l’amministrazione americana di Donald Trump non ha reagito alle recenti dichiarazioni del governo israeliano.