Con l’avanzare del percorso europeo della Moldova, cresce l’intensità degli attacchi informativi provenienti da canali russi e filorussi. L’obiettivo è demobilizzare la società pro-europea, diffondendo fake news su presunta povertà, perdita d’identità nazionale e “dittatura” di Bruxelles. Queste narrazioni puntano a instillare paura e sfiducia, scoraggiando i cittadini dal sostenere l’integrazione europea.
Target e strumenti della propaganda
Durante le campagne elettorali, la strategia del Cremlino si concentra su gruppi vulnerabili: russofoni, comunità rurali, pensionati, euroscettici e categorie sociali fragili. I messaggi fanno leva su salari bassi, tariffe crescenti, disoccupazione e sfiducia nelle istituzioni, proponendo la conclusione: “con l’Europa arrivano miseria e guerra”. Parallelamente, la propaganda mira anche a giovani, classe media urbana e diaspora, con allarmi falsi su aumento dei prezzi, perdita di risorse e collasso economico.
La realtà dei dati europei
I fatti contraddicono queste tesi. Paesi come Romania, Polonia e Bulgaria hanno visto crescere investimenti, export e autonomia economica dopo l’adesione all’UE. Nella sola fase iniziale, la Moldova ha ricevuto oltre 400 milioni di euro in sostegno finanziario europeo, destinati a infrastrutture, energia e programmi sociali, in gran parte a fondo perduto.
Fake ricorrenti e narrazioni manipolative
Tra i più diffusi vi è quello secondo cui “nell’UE i contadini perdono la terra”. In realtà, si tratta di accesso a sussidi, modernizzazione agricola e nuovi mercati, con l’agricoltura come settore vincente dell’integrazione. Altri temi strumentalizzati includono la “perdita dei valori tradizionali” o la “propaganda LGBT”, nonché la presunta “occupazione NATO”. Nessun Paese entrato nell’UE ha perso sovranità: al contrario, l’integrazione ha rafforzato stabilità politica ed economica.
Reti di influenza e finanziamenti
Le operazioni di disinformazione sono coordinate da strutture legate al Cremlino, tra cui ANO “Dialog”, la Direzione per la cooperazione transfrontaliera guidata da Dmitri Kozak e il “Fondo Eurasia” legato a Ilan Șor. I finanziamenti passano attraverso banche controllate in Transnistria, come “Promsvyazbank” e “Agroprombank”, e raggiungono partiti e movimenti locali, inclusi PSRM e il blocco “Pobeda”. Le somme spaziano da 10 euro al giorno per manifestanti fino a 2.000 euro per influencer, spesso trasferite tramite criptovalute o contanti.
Propaganda multicanale e slogan politici
La diffusione avviene tramite reti social, media locali e piattaforme digitali. Gli slogan più utilizzati evocano paura e sfiducia: “UE significa povertà”, “Sandu ha tradito la Chiesa”, “Moldova colonia dell’Occidente”, “No alle basi NATO”. In questo quadro, la Russia viene presentata come “garante della pace” e “partner strategico”, unico attore senza condizioni.
Rischi per il futuro politico della Moldova
La finalità principale non è convincere, ma demobilizzare l’elettorato pro-europeo, riducendo l’affluenza. Così, anche un blocco filorusso minoritario potrebbe prevalere. Un simile schema è già stato sperimentato in Ucraina, Georgia e nel referendum moldavo del 2024. Per contrastare questa strategia, la società moldava deve adottare un approccio sistematico di smascheramento della disinformazione. In gioco non vi è solo una scelta politica, ma la direzione futura del Paese: restare ancorato all’Europa o ricadere sotto l’influenza russa, come mostra l’analisi di Eurointegration.