Mauro Berruto: l’intelligenza artificiale nello sport tra autonomia dell’allenatore e miglioramento delle performance

27.08.2025 06:15
Mauro Berruto: l’intelligenza artificiale nello sport tra autonomia dell’allenatore e miglioramento delle performance

L’intelligenza artificiale nello sport: le prospettive di Mauro Berruto

Mauro Berruto, ex ct della nazionale italiana di pallavolo e attuale senatore con particolare attenzione al mondo dello sport, è stato uno dei primi a esplorare le applicazioni dell’intelligenza artificiale nello sport. La sua esperienza e le sue idee chiare permettono di orientarsi tra le molteplici possibilità che l’IA offre in questo settore, riporta Attuale.

Berruto sottolinea la diffidenza che esiste verso l’uso dell’IA tra i tecnici, evidenziando una resistenza percepita da chi teme che queste tecnologie possano sminuire il ruolo dell’allenatore e la sua autonomia. “L’IA nello sport si può usare in diversi modi, ma è necessario affrontare la questione della diffidenza di chi deve adottarla”, afferma.

Riguardo alla questione etica, Berruto non ritiene che ci siano dilemmi simili a quelli respirati in altri ambiti. Ricorda un’esperienza di oltre dieci anni fa, quando gli mostrarono una moto guidata autonomamente, evidenziando come le scelte etiche rimangano centrali anche con l’IA. “Gli algoritmi sono comunque costruiti dall’uomo e portano con sé la complessità delle scelte”, osserva.

Per Berruto, le applicazioni dell’IA nello sport possono concentrarsi su aspetti più pratici, come il miglioramento delle performance durante l’allenamento e la prevenzione degli infortuni. Grazie ai dati disponibili, è possibile creare modelli personalizzati per ogni atleta, lavorando su caratteristiche specifiche piuttosto che su esecuzioni standardizzate.

Allo stesso modo, grazie alla disponibilità di dati, le terapie preventive possono essere testate prima sul modello, contribuendo a una riduzione degli infortuni che rappresenta un vantaggio sia prestazionale che economico per le squadre. “Una società come il mio Torino potrebbe evitare l’acquisto di giocatori soggetti a infortuni”, sottolinea.

Berruto condivide un aneddoto riguardo a un progetto pilota risalente al 2013-2014, dove, nonostante le resistenze del presidente della Federvolley, collaborò con Moxoff per sviluppare un prototipo in grado di prevedere le scelte degli avversari in tempo reale, denominato “il gobbo”. Con questo strumento, riuscivano a prevedere l’attacco degli avversari con una precisione del 90%, anche se incontrarono difficoltà a utilizzare l’IA in tempo reale.

“Non potevamo utilizzare il sistema nel caos di un palasport e, in aggiunta, gli atleti percepivano i pochi errori in modo pesante, avvertendo un depotenziamento delle loro abilità”, afferma Berruto. L’esperienza ha dato origine al Virtual Coach, attualmente impiegato in Premier League e da molte squadre italiane.

Quando si affronta il tema della delegazione, Berruto mette in guardia riguardo al rischio di perdere il fattore umano nel processo decisionale. “Affidarsi eccessivamente a scelte fredde può compromettere la capacità di lettura del contesto, soprattutto negli sport di squadra”.

Infine, sul tema dell’emotività, Berruto evidenzia che l’uso dell’IA potrebbe privare le squadre della loro energia collettiva. Tuttavia, sostiene che con un uso appropriato della tecnologia, gli atleti possono guadagnare fiducia e responsabilità nei confronti dei compagni di squadra. “Ci sono già segnali di isolamento nella società, ma giustamente, l’IA può essere un alleato nella crescita collettiva”, conclude.

1 Comment

  1. Non capisco perché tanti allenatori siano così scettici… L’IA potrebbe essere un grande aiuto per anticipare le giocate degli avversari e migliorare le performance. Certo, bisogna trovare un equilibrio per non perdere il tocco umano; è fondamentale in uno sport di squadra!

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