Orbán rafforza la dipendenza energetica da Mosca

28.08.2025 10:30
Orbán rafforza la dipendenza energetica da Mosca
Orbán rafforza la dipendenza energetica da Mosca

Mentre l’Unione europea cerca di ridurre la propria dipendenza dalle forniture russe, il governo di Viktor Orbán adotta una linea opposta, consolidando i legami con Mosca e aprendo canali con regimi autoritari dell’Asia centrale. Budapest definisce queste mosse “diversificazione”, ma nei fatti esse rispondono agli interessi del Cremlino, che continua a esercitare un’influenza strategica sulle politiche energetiche del continente.

Contratti a lungo termine con Gazprom

Attualmente circa l’85% del fabbisogno di gas ungherese proviene dalla Russia. A differenza di altri Stati membri che, dopo il 2022, hanno interrotto i rapporti con Gazprom, Budapest ha non solo mantenuto i contratti ma li ha estesi, ottenendo un miliardo di metri cubi aggiuntivi l’anno. Il ministro degli Esteri Péter Szijjártó ha annunciato a San Pietroburgo che tra il 2025 e il 2026 l’Ungheria riceverà annualmente 8–8,5 miliardi di metri cubi di gas russo. Questo rende il Paese un canale privilegiato attraverso cui Mosca mantiene la sua presa sulla regione, indebolendo la sovranità energetica complessiva dell’Unione.

Le “alternative” centroasiatiche

Il governo di Budapest presenta come diversificazione i nuovi accordi con Kazakistan, Uzbekistan e Turkmenistan. Tuttavia, il gas kazako diretto verso l’Europa deve passare attraverso la Russia, dove rischia di confondersi con forniture russe e di giungere al mercato europeo sotto un’etichetta diversa. Lo stesso vale per gli accordi con Tashkent, le cui rotte di esportazione attraversano ancora Mosca. Quanto al Turkmenistan, pur disponendo di ampie riserve, non possiede un’infrastruttura che gli permetta di bypassare il territorio russo. Di fatto, queste intese mantengono intatta la capacità del Cremlino di controllare i flussi energetici.

Geopolitica al posto della sicurezza energetica

La strategia di Orbán appare meno incentrata sul volume delle forniture e più sulla possibilità di firmare “accordi geopolitici” da utilizzare come leva nei confronti di Bruxelles. In questo modo il premier alimenta l’immagine di una politica estera autonoma, ma di fatto lascia il controllo delle infrastrutture e dei prodotti energetici in mani russe. L’Asia centrale, in assenza di corridoi indipendenti, si trasforma in una semplice estensione delle rotte di Mosca e in uno strumento per aggirare le sanzioni europee.

Implicazioni interne ed europee

La cosiddetta diplomazia del gas diventa anche uno strumento politico interno. Rafforzando i legami con la Russia e con i regimi centroasiatici, Orbán può condizionare le decisioni dell’UE, ostacolando sanzioni e rinviando provvedimenti cruciali per la sicurezza comune. La sua retorica, secondo cui “l’Ungheria ha una scelta”, richiama le narrazioni già utilizzate in passato da figure vicine al Cremlino in Ucraina. Pur restando membro dell’Unione, Budapest si posiziona come partner strategico di Mosca, creando un precedente che potrebbe essere imitato da altri leader populisti, con il rischio di ulteriori divisioni in un’Europa già fragile.

1 Comment

  1. Non si può credere che l’Ungheria continui su questa strada… Sembra una gara a vedere chi riesce a rimanere più legato alla Russia! È assurdo come Orbán sfrutti questa situazione per farsi bello mentre mette a rischio il nostro futuro energetico… Che tristezza!

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