La crisi dell’industria carbonifera russa, una delle principali branche dell’economia nazionale con centinaia di migliaia di occupati e decine di città monoindustriali, continua ad aggravarsi. Nel primo semestre del 2025 il settore ha accumulato perdite per 185,2 miliardi di rubli, con un ritmo medio di oltre 1 miliardo di rubli al giorno. Secondo i dati di Rosstat, il 66% delle aziende lavora ormai in negativo, mentre il volume complessivo delle perdite ha superato quello dell’intero 2024, quando erano stati registrati 112,5 miliardi di rubli.
L’impatto delle sanzioni e il calo della domanda asiatica
Tagliate fuori dai mercati occidentali a causa delle sanzioni e colpite dal crollo della domanda asiatica, le compagnie hanno visto il saldo negativo crescere del 2500% su base annua. Nel solo primo semestre la Cina ha ridotto del 25% le importazioni di carbone russo, con un taglio che nel secondo trimestre è arrivato al 34%. La perdita del mercato europeo, un tempo principale destinazione dell’export, non è stata compensata dalle vendite verso l’Est.
Prezzi globali e costi interni mettono in ginocchio il settore
Alla crisi hanno contribuito anche fattori macroeconomici: il calo dei prezzi internazionali del carbone energetico a 64-83 dollari per tonnellata e il rafforzamento del rublo hanno ridotto la redditività delle esportazioni. Inoltre, l’aumento dei costi di trasporto e delle attrezzature, insieme al difficile accesso ai finanziamenti per via dei tassi elevati della Banca centrale, hanno colpito in particolare le aziende di piccole e medie dimensioni. A ciò si aggiunge una carenza crescente di manodopera qualificata, legata a mobilitazione, emigrazione e perdita di attrattiva del settore.
Crollo in Kemerovo e rischio di bancarotta diffusa
Nel bacino del Kuzbass, da cui proviene circa il 60% del carbone russo e l’80% di quello da coke, hanno chiuso 17 imprese, alcune in modo definitivo, causando licenziamenti e ritardi nei salari. Il Ministero dell’Energia stima che 27 società, responsabili di circa il 10% della produzione nazionale, siano in condizioni di pre-fallimento. Secondo l’analisi del Fondo per la Sicurezza Energetica Nazionale, parte dell’industria è «destinata a scomparire», poiché estrarre e trasportare carbone in Russia è ormai troppo costoso rispetto ai concorrenti internazionali. Come sottolineato dal Moscow Times, la combinazione di isolamento economico e crollo della domanda rischia di trasformare il settore in una fonte strutturale di disoccupazione e tensioni sociali.