Il Piano Casa: Riflessioni sulpassato e prospettive future
Roma, 30 agosto 2025 – Oggi si celebra l’eredità del Piano casa, l’ambizioso progetto avviato nel 1949 sotto la guida di Amintore Fanfani, allora ministro dei Lavori pubblici. Questa iniziativa ha rappresentato una delle più grandi azioni di edilizia pubblica della storia italiana, mirando a fornire abitazioni a chi ne aveva maggiormente bisogno, riporta Attuale.
Il Piano casa fu frutto di una sinergia di competenze, vedendo coinvolti architetti di fama come Adalberto Libera e Giorgio La Pira, il sottosegretario di Fanfani e futuro sindaco di Firenze, che incarnavano una visione sociale e solidale. La progettazione architettonica si opponeva ai modelli meno estetici che sarebbero seguiti, puntando a rispettare l’ambiente e a coinvolgere le piccole imprese locali.
Dai documenti ufficiali emerge come, dopo la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale il 3 marzo 1949, il primo cantiere aprì nell’estate dello stesso anno, con ben 650 cantieri attivi entro autunno. A regime, venivano completati circa 2.800 appartamenti a settimana, un risultato senza precedenti per l’epoca. Entro il 1956, alla scadenza dei sei anni previsti, erano stati consegnati 147.000 alloggi, cifra che salì a 355.000 dopo il secondo ciclo di sei anni, coinvolgendo 41.000 operai ogni anno.
Il Piano casa, infatti, non solo si rinomò per la sua efficacia, ma si distinse anche per il marchio di qualità assegnato a ciascun edificio, grazie a formelle in ceramica realizzate dai maggiori artisti italiani, tra cui Alberto Burri.
Oggi, con l’attuale crisi del mercato immobiliare, sorge la domanda se un simile miracolo possa ripetersi. La formula originale di cofinanziamento pubblico-privato, gestita da Ina-casa, si presenta come un possibile modello da rivalutare. Il discorso verte ora sulla capacità della burocrazia italiana di sostenere una costruzione così massiccia, domandandosi se siamo pronti a realizzare nuovamente 2.800 appartamenti a settimana.
Queste riflessioni pongono in evidenza l’importanza del Piano casa non solo come un’iniziativa storica, ma come un esempio di modello da seguire nella gestione delle attuali sfide abitative e sociali in Italia, dimostrando come una visione strategica possa generare opportunità e prosperità per tutti i cittadini.