Stefano Boeri critica il piano postbellico per Gaza: «Il mio Bosco verticale è incompatibile»

02.09.2025 09:55
Stefano Boeri critica il piano postbellico per Gaza: «Il mio Bosco verticale è incompatibile»

Stefano Boeri critica il piano di ricostruzione di Gaza proposto da Trump

L’archistar Stefano Boeri ha espresso una netta opposizione al piano di ricostruzione di Gaza voluto dall’ex presidente Donald Trump, definendolo «un’orrenda e violenta proiezione di un futuro inaccettabile e perverso», riporta Attuale.

Boeri, noto per il suo Bosco verticale di Milano, ha commentato che la sua opera è frequentemente associata a visioni di futuro e modernità, ma in questo caso, ritiene che l’interpretazione proposta sia incompatibile con il concetto di armonia tra natura e urbanizzazione. «È paradossale ritrovarsi a essere una fonte di ispirazione per questa aberrazione», ha dichiarato, sottolineando come il suo progetto si sia dimostrato capace di integrare edilizia sociale e habitat per le classi più abbienti.

Il piano di ricostruzione, noto come Great Trust, prevede la trasformazione di Gaza in una smart city con grattacieli e resort, ma le aziende internazionali menzionate nel progetto, tra cui Ikea e Amazon, hanno smentito qualsiasi coinvolgimento. Ikea ha definito l’informazione «nuova e sorprendente» e ha confermato di non aver autorizzato l’uso del proprio logo nel contesto del progetto. Anche Amazon Web Services ha affermato di aver appreso della questione dai media.

Il progetto, che mira a ricostruire Gaza in dieci anni, è stato rivelato dal Washington Post, includendo i marchi di lusso e compagnie di sicurezza americane, ma nessuna delle aziende contattate ha confermato il proprio coinvolgimento. Mandarin Oriental ha negato di aver autorizzato l’uso del proprio logo, evidenziando che il logo presentato era obsoleto e non rappresenta più il marchio attuale.

Il piano ha preso forma quando Trump ha condiviso un video sulla «Gaza Riviera» generato con intelligenza artificiale. I due imprenditori israeliani coinvolti, Michael Eisenberg e Liran Tancman, sono già legati a iniziative nel settore umanitario a Gaza. Tuttavia, è emerso che un team del Boston Consulting Group, che ha lavorato sul piano, ha successivamente affermato che si trattava di una consulenza non autorizzata, licenziando i membri coinvolti.

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