La salute di Donald Trump continua a sollevare inquietudini e speculazioni
Negli ultimi giorni, si è intensificata la speculazione sulla salute di Donald Trump, con domande diffuse su come stia realmente il presidente e sul motivo della sua scomparsa dai riflettori pubblici, compreso il recente weekend del Labor Day, periodo in cui avrebbe dovuto essere al centro dell’attenzione, riporta Attuale.
L’hashtag #whereistrump è diventato uno dei più discussi su X e altre piattaforme sociali. I seguaci più fedeli e i cospirazionisti si sono uniti alle voci sul possibile deterioramento della salute di Trump, con figure come Alex Jones che hanno affermato: «Trump è malato, il suo declino sta accelerando», esortando il presidente a ridurre il carico di lavoro.
Le speculazioni sono state talmente pervasive che Trump ha sentito la necessità di pubblicare un messaggio sul suo social, Truth, dichiarando: «NEVER FELT BETTER IN MY LIFE» (non mi sono mai sentito meglio in vita mia).
Questa non è la prima volta che la salute di un presidente degli Stati Uniti è oggetto di interrogativi e segreti, con casi celebri come quello di John Kennedy, affetto da morbo di Addison, o di Joe Biden, il cui deterioramento cognitivo è stato a lungo negato dai suoi collaboratori. Anche Ronald Reagan combatté latentemente contro l’Alzheimer durante i suoi ultimi anni di presidenza.
Nel caso di Trump, però, emerge una contraddizione evidente tra il suo costante bisogno di visibilità e le sue recenti assenze, culminate ieri con un’apparizione nello Studio Ovale.
Alcuni esperti cominciano a evocare situazioni simili a quelle della cremlinologia sovietica, dove il velo di segretezza circondava la salute dei leader, rendendo difficile per i giornalisti capire le reali condizioni di potere. Come nel passato, la salute degli alti funzionari rimaneva un aspetto cruciale nel delineare le dinamiche di potere.
Il giornalista David Graff ha sollevato interrogativi su «quando sarà il momento di avviare una conversazione seria sulle misteriose condizioni di salute del presidente e sul suo apparente declino mentale». Tra le possibili ragioni di preoccupazione si citano i lividi sulle mani del presidente, spiegati dal medico della Casa Bianca come conseguenza di «troppe strette di mano», oppure il fatto che Trump soffra di insufficienza venosa cronica, come dichiarato dalla portavoce Karoline Leavitt, che spiegherebbe anche le gonfie caviglie visibili.
Le dichiarazioni inusuali di JD Vance, vice presidente, accrescono l’allerta, quando ha affermato di aver avuto «un ottimo training sul campo in questi 200 giorni» e di essere pronto a «prendere il comando se necessario». Un altro segnale inquietante è rappresentato dai cambiamenti nei comportamenti di Trump, ora più propenso a rimanere a Washington piuttosto che ritirarsi nel suo amato Mar-a-Lago, e per la prima volta si presenta nello Studio Ovale senza cravatta, contrariamente ai suoi soliti standard.
Infine, una crescente confusione e incoerenza nei suoi discorsi hanno attirato l’attenzione, con il presidente che appare frequentemente incapace di seguire il filo del discorso. John Gartner, psicologo della Johns Hopkins Medical School, ha osservato: «Trump negli anni Ottanta era molto articolato. Oggi ha difficoltà a completare un pensiero, e il suo deterioramento è palese e crescente».