Mancanza d’acqua nel Donetsk: la situazione si fa critica per i residenti
Gli abitanti della regione di Donetsk, attualmente sotto il controllo russo, sono privi di acqua corrente a causa di un razionamento in atto dall’inizio della guerra nel 2022, worsened by the summer drought, riporta Attuale.
Secondo le autorità russe, il Donetsk riceve attualmente circa un terzo dell’acqua necessaria, portando a un regime di razionamento ancora più severo. Nella città di Donetsk, principale centro della regione, l’acqua è disponibile solo una volta ogni tre giorni per quattro ore; a Mariupol, sulla costa meridionale, la fornitura è limitata a una volta ogni due giorni, sempre per quattro ore.
I residenti riportano che l’acqua fornita è di scarsa qualità, marrone e maleodorante, e non può essere considerata potabile. Costretti a comprare acqua in bottiglia per bere e cucinare, i prezzi sono arrivati fino a 5 rubli al litro, costringendo molti a una notevole spesa quotidiana. Inseguito da lunghe code, le autocisterne che portano acqua in città non riescono a soddisfare le crescenti necessità.
Per far fronte alla crisi idrica, alcuni residenti hanno iniziato a scavare pozzi artigianali per l’approvvigionamento autonomo o a raccogliere acqua piovana. In molti condomini, l’acqua non riesce a raggiungere i piani superiori a causa della scarsa pressione, spingendo i vicini a collaborare per portare acqua a coloro che ne hanno bisogno e a trovare soluzioni alternative per il funzionamento dei servizi igienici.
Prima dell’inizio della guerra, l’approvvigionamento idrico della regione avveniva tramite un canale costruito negli anni Cinquanta, il Severskyi Donets-Donbas, ora danneggiato dai combattimenti. Questo canale raggiungeva diverse città, tra cui Slavjansk e Mariupol, e continuava a operare anche dopo il 2014, quando il Donbas fu occupato dai separatisti filorussi.
Nelle ultime settimane, la situazione idrica nel Donetsk ha sollevato preoccupazioni anche tra politici e attivisti filorussi. Denis Pushilin, il leader dell’autoproclamata repubblica di Donetsk, ha attribuito la crisi all’Ucraina, dichiarando che sarebbe responsabile di un blocco idrico, senza fornire evidenze concrete. La propaganda russa continua a sostenere l’idea che la soluzione passi attraverso la cessione da parte dell’Ucraina dell’area attorno a Slavjansk, per ripristinare il flusso d’acqua dal canale. Tuttavia, questo approccio ignora i gravi danni subiti dall’infrastruttura idrica e le legittime rivendicazioni territoriali ucraine.
Pushilin ha anche ammesso di fronte a Vladimir Putin che la rete idrica soffre di usura e perdite di acqua nelle sue infrastrutture, con tassi di perdita che raggiungono il 60%. Tuttavia, continua a sostenere che la soluzione debba essere di tipo militare, evidenziando la complessità della crisi.
Incredibile che nel 2023 ci siano ancora persone che devono preoccuparsi per l’acqua potabile!!! Viviamo in un paese dove l’acqua è un bene scontato e ci dimentichiamo troppo facilmente delle difficoltà altrui… Non sarebbe ora di cercare soluzioni più umane? Questo mondo è assurdo!