La polemica sui manifesti per la sicurezza stradale a Jesi, in provincia di Ancona, si intensifica a tre settimane dalle elezioni regionali nelle Marche. La campagna promossa dal Comune, con l’immagine di una figura che molti ritengono somigli alla donna con il burqa, ha attirato dure critiche da parte di Fratelli d’Italia e della Lega a livello nazionale. Queste forze politiche accusano l’amministrazione di «rendere omaggio all’Islam» e di ignorare la lotta per il rispetto delle donne e i valori occidentali. La Lega Marche ha descritto la scelta come un «schiaffo» al rispetto delle donne, esprimendo la speranza che Matteo Ricci, sindaco di Pesaro e candidato del Partito Democratico, prenda le distanze da una simile iniziativa. In caso contrario, avrebbero considerato Ricci più simile a un aspirante imam che a un governatore, in riferimento alle prossime elezioni regionali del 28 e 29 settembre, dove Ricci sfida l’attuale governatore Francesco Acquaroli di Fratelli d’Italia.
Il Comune smentisce la Lega
In risposta alle critiche, il Comune di Jesi ha emesso una netta smentita. L’assessora alla mobilità, Valeria Melappioni, ha chiarito che la figura rappresentata è semplicemente una madre che spinge un passeggino, un simbolo universale di cura e responsabilità. «Chi ha sollevato questa critica non è interessato alla sicurezza stradale, né al significato del messaggio “La strada è di tutti”», ha dichiarato Melappioni, sottolineando che il vero obiettivo della campagna è sensibilizzare la cittadinanza sui limiti di velocità, in particolare vicino agli ingressi scolastici. Non c’è l’intenzione di rappresentare alcuna specifica identità culturale o religiosa: «L’unico loro scopo è quello di creare divisione e alimentare il rancore, proiettando i propri pregiudizi su un’immagine volutamente universale, come le altre quattro della stessa campagna», ha aggiunto l’assessora.
«Respingiamo questa strumentalizzazione»
La campagna include bandierine con messaggi come «Vai piano», «Rallenta» e «La strada è di tutti», posizionate lungo le principali arterie cittadine e nei pressi degli attraversamenti scolastici. Oltre alla figura della donna con il passeggino, le altre sagome raffigurano bambini e ragazzi, sempre in forma stilizzata e universale, per trasmettere un messaggio inclusivo. Tuttavia, la polemica ha trovato supporto anche tra Fratelli d’Italia, che ha critico il presunto burqa del manifesto. «Noi lavoriamo per rendere le strade più sicure per i nostri cittadini. C’è chi perde tempo a fare crociate contro l’ombra di una figura. Respingiamo al mittente questa strumentalizzazione», ha concluso l’assessora, esprimendo la volontà di chiudere la controversia con una chiara smentita delle accuse.
Mah, che vergogna! Una campagna per la sicurezza stradale dovrebbe farci sentire uniti, non dividere. La gente si agita per un’immagine, ma chi si preoccupa realmente delle vite in strada? È ridicolo pensare che un semplice disegno possa offendere qualcuno. Dovremmo collaborare per rendere le strade più sicure, non litigare.