Proteste in Russia contro le restrizioni su internet

08.09.2025 16:00
Proteste in Russia contro le restrizioni su internet
Proteste in Russia contro le restrizioni su internet

Il 7 settembre 2025 migliaia di persone sono scese in piazza in diverse città russe, tra cui Novosibirsk, Omsk e Petropavlovsk-Kamčatskij, per chiedere libertà di parola e accesso illimitato alla rete. I manifestanti hanno denunciato il blocco delle chiamate vocali e video su WhatsApp e Telegram, sottolineando che in alcune regioni, come Omsk, i problemi di connessione mobile persistono da mesi. L’attenzione si è concentrata anche sull’imposizione del nuovo “messenger nazionale” Max, visto come strumento di controllo governativo dei dati personali nelle proteste per la libertà di internet.

Reazioni contro il messenger nazionale Max

Gli attivisti hanno respinto l’obbligo di utilizzare Max, sostenendo che le sue politiche di privacy prevedono la possibilità di trasmettere dati a FSB, Ministero degli Interni e altre autorità statali. Secondo i manifestanti, ciò rappresenta una violazione diretta del diritto alla riservatezza. A Voronež, già il 4 settembre, si era svolto un raduno contro le restrizioni e l’imposizione del nuovo strumento di comunicazione.

Nuove leggi e timori di censura totale

Le proteste si inseriscono in un contesto di crescente controllo statale: dal 1° settembre sono state introdotte limitazioni che potrebbero ridurre il numero di siti accessibili agli utenti. Inoltre, una nuova legge prevede sanzioni amministrative per la ricerca di contenuti definiti “estremisti” e per la promozione di servizi VPN, misura interpretata come un passo verso la criminalizzazione dei tentativi di aggirare la censura.

Implicazioni politiche e sociali

I manifestanti hanno evidenziato che il divieto di chiamate nei principali servizi di messaggistica viola il diritto costituzionale alla libertà di comunicazione, colpendo in particolare gli anziani e le famiglie che dipendono da queste piattaforme per restare in contatto. Pur essendo state pacifiche e senza interventi immediati della polizia, le manifestazioni riflettono l’insoddisfazione crescente nei confronti delle politiche di controllo dell’informazione. La partecipazione pubblica segnala la volontà dei cittadini di difendere i propri diritti sociali ed economici, con la consapevolezza che le future mobilitazioni potrebbero incontrare maggiore pressione da parte delle autorità.

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