Moldova verso elezioni decisive tra integrazione europea e ritorno all’influenza russa

13.09.2025 09:05
Moldova verso elezioni decisive tra integrazione europea e ritorno all’influenza russa
Moldova verso elezioni decisive tra integrazione europea e ritorno all’influenza russa

Alla fine di settembre 2025 la Moldavia affronterà elezioni parlamentari che determineranno il futuro orientamento politico del paese. Lo scontro si presenta come una scelta netta: da un lato la prosecuzione del percorso di integrazione nell’Unione europea, dall’altro il ritorno all’influenza di Mosca. L’atmosfera politica è tesa, con battaglie tra partiti e crescenti timori di un’ingerenza esterna.

Il blocco pro-europeo guidato dal PAS

Il Partito Azione e Solidarietà (PAS), oggi forza dominante in parlamento e guidato dal presidente dell’assemblea Igor Grosu, rappresenta il principale pilastro dell’opzione pro-europea. Tra le figure chiave c’è anche il primo ministro Dorin Recean. L’obiettivo dichiarato del PAS è portare la Moldavia a ottenere la piena adesione all’UE entro il 2030, attraverso riforme anticorruzione, sviluppo dell’economia di mercato, sostegno alle imprese e ampliamento dei programmi sociali e infrastrutturali. Le iniziative del partito intendono consolidare l’idea di un potere politico inteso come responsabilità nei confronti dei cittadini.

Il fronte del “ritorno al passato”

Dall’altra parte si schierano due blocchi politici: la “Piattaforma per la Moldavia”, guidata dall’ex presidente Igor Dodon, e “Alternativa”, guidata dal sindaco di Chişinău Ion Ceban. Pur con differenze di stile e retorica, entrambi condividono un approccio che punta a recuperare il potere perso, con il rischio di riattivare legami stretti con Mosca e ridimensionare il percorso europeo. Le formazioni raccolte in questi blocchi comprendono figure note come Irina Vlah, Vladimir Voronin, Vasile Tarlev, Ion Chicu e l’ex procuratore Alexandr Stoianoglo. Molti di loro sono stati associati a schemi opachi, clientelismo politico e rapporti diretti con strutture russe.

Il declino politico di Dodon

Igor Dodon, presidente dal 2016 al 2020 e leader del Partito dei Socialisti, è stato a lungo considerato il principale referente del Cremlino a Chişinău. Tuttavia, negli ultimi anni ha perso centralità sia in patria che in Russia. A Mosca, la sua influenza è stata ridimensionata, con accuse di scarsa efficacia e gestione impropria delle risorse. Il sostegno finanziario proveniente dai canali vicini a Dmitri Kozak è stato interrotto, mentre il nuovo supervisore, Sergei Kirienko, ha assunto una posizione più dura nei suoi confronti. Dodon rimane quindi dipendente dalla capacità di convincere i suoi sponsor russi di poter ancora giocare un ruolo utile.

Il ruolo ambiguo di Ceban

Ion Ceban, leader del Movimento Alternativo Nazionale (MAN) e attuale sindaco della capitale, si presenta con una retorica più moderata, cercando di costruirsi l’immagine di figura pragmatica. Tuttavia, secondo diverse analisi, incluso il Dipartimento del Tesoro statunitense, le sue attività e quelle del suo partito sarebbero sostenute indirettamente da reti politiche e finanziarie russe, anche attraverso canali collegati alla Transnistria. Le indagini segnalano il coinvolgimento di imprenditori locali e flussi di fondi non trasparenti che contribuiscono a consolidare il suo progetto politico.

Allarme per possibili ingerenze russe

Le preoccupazioni per un’operazione di interferenza russa sono state confermate dalla presidente Maia Sandu, che a fine luglio ha denunciato i piani di Mosca per influenzare le elezioni parlamentari moldave. Secondo Sandu, il Cremlino sarebbe pronto a utilizzare un arsenale di strumenti che include finanziamenti occulti attraverso criptovalute (stimati attorno a 100 milioni di euro), pratiche di corruzione elettorale, campagne di disinformazione, cyberattacchi e l’uso dei social media per diffondere messaggi anti-europei.

Una scelta cruciale per il futuro del paese

Il voto di settembre sarà dunque un banco di prova decisivo per la Moldavia. Da una parte c’è la prospettiva di consolidare un percorso europeo fatto di riforme e responsabilità; dall’altra il rischio di un ritorno a logiche di dipendenza geopolitica dalla Russia. Il risultato determinerà se il paese riuscirà a mantenere la rotta verso Bruxelles o se cederà alle pressioni di chi invoca il ritorno al passato.

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