Il governo di Viktor Orbán ha costruito negli ultimi quindici anni un articolato sistema di finanziamenti ufficialmente dedicati al “sostegno degli ungheresi all’estero”, ma che in realtà si è trasformato in un meccanismo opaco di redistribuzione di risorse a beneficio di ambienti vicini al potere. Al centro di questa architettura si trova il Fondo Bethlen Gábor (BGA), creato dalla legge del 2010 e gestito dalla società BGA Zrt sotto la guida di Rudolf Zalán dal 2016. Per operare in Romania è stata istituita la controllata “BGA Pro Transilvania”, che canalizza fondi verso istituzioni locali legate alla comunità ungherese.
Sapientia, milioni senza trasparenza
In Transilvania, il principale beneficiario dei trasferimenti è la Fondazione Sapientia, fondata da chiese storiche ungheresi e responsabile dell’omonima università privata con campus a Cluj-Napoca, Miercurea Ciuc, Târgu Mureș e Sfântu Gheorghe. Tra il 2018 e il 2024, l’istituto ha ricevuto almeno 67,6 milioni di euro, compresi 45 milioni nel 2018 e altri 21,25 milioni nel 2020, nonostante la mancanza di trasparenza nei progetti. Nel 2024 Budapest ha inoltre stanziato 1,4 milioni per il restauro di un edificio storico a Cluj. Le somme, tuttavia, non sono state indirizzate a borse di studio o stipendi, ma a infrastrutture e figure fedeli al governo Orbán, con l’ex rettore Béla Kató come intermediario chiave.
Programmi sociali e appalti controllati
Parallelamente, il BGA ha sostenuto un ampio ventaglio di iniziative: dai media alla cultura fino a programmi educativi. Emblematico il progetto di costruzione e ristrutturazione di oltre 500 asili in Transilvania, con un budget di circa 82,5 milioni di euro. Sebbene presentato come sostegno alla comunità ungherese, il piano ha visto imprese ungheresi controllare appalti e subappalti, determinando la destinazione effettiva dei fondi. Figure politiche di rilievo come il vicepremier Zsolt Semjén e, dal 2025, Lőrinc Nacsa hanno supervisionato l’espansione di questi programmi, garantendone la continuità anche dopo la morte del segretario di Stato Árpád János Potápi.
Fondazioni parallele e opacità sistemica
Il quadro di scarsa trasparenza è accentuato dall’azione di enti partner come Pro Economica Alapítvány, che secondo i media ungheresi ha distribuito in Romania decine di milioni di euro. I bandi sono spesso pubblicati senza rendere noti i beneficiari o con finestre di candidatura di poche ore riservate a contatti privilegiati. Alcuni investigatori hanno documentato la fornitura di macchinari inutilizzabili ai destinatari finali, mentre testimonianze raccolte da Magyar Hangnel luglio 2025 hanno rivelato trucchi burocratici per escludere concorrenti indesiderati.
Il “tributo ai fondi” e il controllo politico
All’interno della comunità ungherese della Transilvania è diffuso il concetto di “tassa sul grant”: una quota informale del 30–40% che, pur non comparendo nei contratti, rappresenta di fatto il prezzo di accesso ai fondi di Budapest. Nomi come Zsolt Semjén, Lőrinc Nacsa, Rudolf Zalán e Réka Brendus ricorrono nei racconti dei beneficiari come garanti politici e decisori finali nella selezione dei progetti. In questo modo, la politica dei fondi non solo rafforza l’influenza di Orbán sulla diaspora, ma diventa anche un canale di redistribuzione interna basata sulla lealtà politica.
Conseguenze per contribuenti e minoranze
Per i contribuenti ungheresi, questo sistema implica che le loro tasse alimentano una rete di “baroni delle fondazioni” legati al partito al governo. Per gli ungheresi di Transilvania, invece, significa che senza legami con i canali ufficiali l’accesso al sostegno di Budapest è quasi impossibile, mentre una parte consistente delle risorse viene dissipata o dirottata. Così, dietro la retorica della difesa dell’identità nazionale si cela una “cassa di lealtà” che, come mostrano inchieste di testate come Átlátszó, trasforma i fondi pubblici in strumenti di controllo politico.