L’incursione di un drone russo provoca nuove tensioni tra Romania e Mosca
Lo sconfinamento di un drone russo in territorio romeno sabato scorso ha riattivato la preoccupazione per la sicurezza della Romania nel contesto del conflitto tra Mosca e Kiev. Dopo il precedente avvistamento che aveva coinvolto la Polonia, le autorità di Bucarest hanno convocato l’ambasciatore russo, annunciando che solleveranno la questione all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, riporta Attuale.
Dall’inizio dell’invasione russa in Ucraina, i caccia della NATO sono stati frequentemente dispiegati per monitorare lo spazio aereo romeno. A settembre 2023, sono stati segnalati attacchi aerei con droni intorno al Delta del Danubio, dove i residenti hanno riferito di lampi nel cielo e suoni di armi da fuoco, costringendoli a cercare riparo nei rifugi costruiti in fretta. La zona, a pochi chilometri dai villaggi, ospita il complesso petrolifero ucraino di Izmail, vitale per il rifornimento delle forze armate di Kiev. Con le rotte commerciali ucraine compromesse, il porto di Costanza ha assunto un’importanza critica nel mercato globale del grano e degli altri beni ucraini.
Le relazioni ambivalenti tra Romania e Ucraina
La Romania, pur trovandosi geograficamente vicina al teatro di guerra, non ha mai avuto un rapporto amichevole con Kiev, turbe storiche legate a questioni territoriali risalenti al Patto Molotov-Ribbentrop, e problemi linguistici, considerando che circa 151.000 romeni vivono in Ucraina. Tuttavia, dall’invasione russa, Bucarest e Kiev hanno collaborato contro un nemico comune. La Romania fornisce non solo aiuti militari, compresi sistemi Patriot, ma addestra anche i piloti degli F-16 per le forze ucraine. Oana Popescu-Zamfir, direttrice del think tank GlobalFocus di Bucarest, ha sottolineato la necessità di una strategia chiara per il Mar Nero, affermando che nonostante le difficoltà, sono stati fatti significativi progressi.
Militari e investimenti crescenti
Nel 2024, la Romania ha destinato un record di 19 miliardi di euro per la difesa, superando il 2% del proprio prodotto interno lordo, stabilendosi come la seconda forza militare più consistente sul fianco orientale della NATO con una forza di 75.000 uomini. Un elemento cruciale di questo rafforzamento è la base aerea di Mihail Kogalniceanu sul Mar Nero, progettata per diventare un hub NATO di primaria importanza, con la capacità di ospitare fino a 10.000 soldati. Se attivata secondo i piani entro il 2040, potrebbe diventare la base più grande d’Europa, superando quella di Ramstein in Germania.
Le reazioni del Cremlino
Le azioni della Romania stanno suscitando ire a Mosca. Il senatore russo Andrei Klimov ha avvertito che maggiore sarà la dimensione della base, più concrete saranno le possibilità che diventi un obiettivo di rappresaglie. Questo fastidio del Cremlino non è nuovo: nel 2016, Vladimir Putin dichiarò che il posizionamento di missili in prossimità dei confini russi sarebbe stato seguito da ritorsioni, proprio mentre Bucarest installava un sistema di difesa statunitense nella base militare di Deveselu. Recentemente, il premier romeno Ilie Bolojan ha escluso l’invio di truppe in Ucraina, ma è ormai evidente che la Romania, insieme a Costanza, potrebbe presto ritrovarsi intrinsecata in un conflitto che si sta ampliando, come avverte il presidente ucraino Volodymyr Zelensky.