Il ministro della Giustizia avvia il referendum sulla riforma della giustizia
Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, è pronto a “stappare uno di quelli buoni”, convinto che il prossimo referendum sulla riforma della giustizia porterà risultati positivi. Nonostante gli sforzi della maggioranza per evitare il ricorso alle urne, non è stato raggiunto il quorum di due terzi richiesto in Montecitorio, e ora la decisione passa agli italiani, riporta Attuale.
Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha annunciato ieri la creazione dei “comitati per il sì”. Tajani ha espresso il desiderio che anche i parlamentari del Pd partecipino attivamente, ricordando che anni fa firmarono un documento per la separazione delle carriere, sostenuto da Debora Serracchiani, responsabile giustizia del Pd. “Spero non abbia cambiato idea. Questa non è solo una battaglia di Forza Italia, e sono certo che ce la caveremo con il referendum”, ha dichiarato Tajani.
La prospettiva di un ritorno alle urne si presenta come un possibile rischio per l’esecutivo, poiché la riforma della giustizia potrebbe rivelarsi l’unica vera riforma portata a termine da questo governo. Le riforme sul premierato e sull’autonomia differenziata sembrano attualmente in secondo piano, sebbene il ministro Calderoli continui a premere per queste questioni. La possibilità di approvare una riforma del premierato prima delle elezioni politiche appare remota. Inoltre, la premier Meloni intende affrontare le sfide legislative senza farsi frenare dai “giudici politicizzati”, sostenuta da sondaggi che suggeriscono una vittoria nel referendum confermativo.
Tuttavia, la premier deve evitare di ripetere gli errori del precedente premier Matteo Renzi, il quale perse il suo referendum costituzionale e si dimise. La sconfitta di Renzi fu attribuita al tentativo di trasformare il referendum in un voto plebiscitario su di lui. Meloni, mentre rivendica la sua determinazione a far approvare la riforma, deve considerare che l’avvicinarsi delle elezioni politiche del 2027 potrebbe rallentare il consenso popolare per il governo, impattando anche sul referendum previsto nella primavera del 2026. Questa eventualità rappresenta una preoccupazione per la maggioranza, che spera di evitare compromissioni significative per il futuro politico del governo.