Mario Capanna: La Mobilitazione per i Palestinesi e il Ritorno del ’68
Roma, 24 settembre 2025 – Durante il Sessantotto, il Movimento studentesco dell’Università Statale di Milano, guidato da Mario Capanna, si schierò attivamente a favore dei palestinesi. Capanna ricorda come il suo attivismo iniziasse con un viaggio in Giordania nel 1970, dove conobbe Yasser Arafat e riportò a Milano le kefiah, simbolo della lotta palestinese, che suscitò un grande interesse in Italia, riporta Attuale.
Il movimento pro-Palestina, che ha recentemente mobilitato le piazze italiane, può essere considerato un’eredità diretta di quel periodo? Capanna rivela che l’impegno per la causa palestinese in Italia è cominciato allora, e osserva con orgoglio il ritorno della kefiah tra le nuove generazioni.
Riguardo al paragone con le proteste contro la guerra del Vietnam, Capanna afferma che la situazione a Gaza potrebbe avere un impatto simile sull’opinione pubblica mondiale. Afferma: “Questa coscienza collettiva cerca la pace contro il sopruso di un popolo su un altro”.
La mobilitazione del Sessantotto ha segnato un cambio epocale; interpellato su un possibile analogo oggi, Capanna sostiene che è difficile prevederlo, ma riconosce che ci sono forze in movimento. Sottolinea la pressione dell’opinione pubblica sui leader politici come Starmer e Macron nel riconoscere lo Stato palestinese, mentre critica il governo italiano per il suo sostegno a Netanyahu e agli estremisti sionisti.
Capanna si rammarica per la distanza dell’attuale politica estera italiana dai tempi di Andreotti e Craxi, ritenendo che l’Italia di oggi non dialoghi in modo dignitoso con i palestinesi. Fa notare che Germania e Italia, storicamente legate alle leggi razziali, mostrano oggi una certa freddezza verso la causa palestinese, un “peccato originale” che ancora pesa.
In merito alla rappresentanza offerta dai partiti di sinistra, capisce che le manifestazioni di base hanno attratto grande partecipazione, mentre i sindacati tradizionali stanno perdendo influenza. Critica l’attuale sinistra per la sua eccessiva prudenza, affermando che se ci fosse un gruppo più radicale in Parlamento, ci sarebbe stata l’occupazione per chiedere il riconoscimento dello Stato palestinese.
Capanna esprime preoccupazione per episodi di violenza durante le manifestazioni, dichiarando che, sebbene siano da condannare, non si dovrebbe amplificare la questione a livello nazionale sulla base di pochi eventi. “Leggere titoli fuorvianti è una vergogna”, afferma.
Infine, esorta i giovani a imparare dalla storia del movimento studentesco del ’68, promuovendo forme di attivismo pacifico e coinvolgendo sempre la comunità. Sottolinea che le contraddizioni attuali richiedono un nuovo impegno, superiore a quello caratterizzato dal ’68, per fare la storia del presente.