Hamas rifiuta il piano di Trump per il cessate il fuoco, media in Qatar al lavoro
Dopo giorni di incertezze, Hamas ha ufficialmente rifiutato il piano di cessate il fuoco presentato da Donald Trump, secondo quanto riportato dalle fonti. La risposta prevista da Hamas, attesa per giorni, è giunta solo ieri sera, mentre dalla Casa Bianca la portavoce Karoline Leavitt ha dichiarato in un’intervista a Fox News che «il presidente traccerà una linea rossa per la risposta dell’organizzazione terroristica», riporta Attuale.
Fonti giornalistiche libanesi, in contatto con Washington, indicano che la scadenza per una risposta è fissata per il weekend del 5 ottobre, una proroga rispetto ai 3-4 giorni inizialmente stabiliti da Trump durante una conferenza stampa.
All’interno del movimento islamista, ci sono tensioni tra l’ala militare, che respinge il piano accusandolo di essere «troppo a favore di Israele» e di mirare a «annientare Hamas», e l’ala politica, basata a Doha, che sembra favorevole, pur chiedendo modifiche e chiarimenti su alcuni punti dell’accordo.
Secondo la BBC, a opporsi al piano è Izz al-Din al-Hadda, il leader dell’ala militare, che ha affermato che l’accordo è stato concepito per «porre fine ad Hamas indipendentemente dall’accettazione». Il messaggio è chiaro: «Continuare a combattere». Tuttavia, alcune fazioni armate di Gaza stanno chiedendo garanzie per accettare l’accordo, incluse condizioni relative alla liberazione degli ostaggi in cambio del ritiro delle forze israeliane.
Media israeliani affermano che i mediatori arabi hanno avviato «colloqui produttivi» con Hamas, con l’intenzione di modificare alcune parti dell’accordo, inclusi aspetti sul ritiro delle truppe e garanzie per i leader dell’organizzazione in esilio. Tuttavia, Trump ha già esposto la sua posizione rigida, affermando che, sebbene possano esserci richieste di chiarimenti, «stavolta non ci sono margini di cambiamento».
L’accordo sostenuto dai Paesi arabi, Qatar compreso, e da Turchia, ha isolato ulteriormente Hamas, svelando le profonde fratture interne al gruppo, in continua riorganizzazione a seguito delle perdite di leader. Secondo l’agenzia di stampa palestinese Ma’an news, Hamas sostiene che non sarà in grado di consegnare gli ostaggi nelle 72 ore previste dall’accordo a causa dell’intensificarsi dei bombardamenti, che impedisce loro di comunicare con i gruppi che detengono i prigionieri.
Infine, l’ala militare, sebbene affronti difficoltà sul campo, mantiene una posizione di forza rispetto all’ala politica nella trattativa a Doha, poiché ha il controllo degli ostaggi, rappresentando così la principale resistenza per i mediatori di Doha. Resta da vedere se e come tale scoglio potrà essere superato.
Ma dai, non si può credere che siamo tornati a questi giochi di potere… Hamas rifiuta il piano e intanto i civili continuano a soffrire. Sembra un circolo vizioso senza fine! E noi qui in Italia che ci preoccupiamo dei nostri problemi quotidiani… tristezza pura.