Trump intensifica la sua campagna per il Nobel per la Pace in un contesto teso internazionale
Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, sta conducendo da mesi una campagna senza precedenti per ottenere il premio Nobel per la Pace, il cui vincitore sarà annunciato venerdì. L’ossessione di Trump per questo riconoscimento si manifesta attraverso un’intensa pressione sul comitato assegnatario, mai esercitata con tale insistenza da alcun politico, riporta Attuale.
Recentemente, Trump ha mediato con successo un cessate il fuoco tra Israele e Hamas nella Striscia di Gaza, fornendo finalmente un argomento solido per sostenere la propria candidatura. Tuttavia, l’accordo, giunto a meno di 24 ore dall’annuncio, potrebbe non influenzare le decisioni del comitato, il quale potrebbe non considerare l’ultimo sviluppo come un motivo sufficiente per assegnargli il premio, a meno di clamorose sorprese.
Trump mira al Nobel per la Pace, poiché è riconosciuto come uno dei più prestigiosi omaggi internazionali per un politico, un riconoscimento che potrebbe rafforzare la sua immagine come negoziatore di accordi di pace. L’ex presidente ha sempre espresso invidia per il premio ricevuto da Barack Obama nel 2009 e ha dichiarato: «Se mi chiamassi Obama, mi avrebbero dato il premio in 10 secondi».
Secondo Trump, la sua candidatura è giustificata dai numerosi accordi di pace che afferma di aver negoziato. Tra questi, il presidente si attribuisce meriti in sette contesti: Israele e Iran, India e Pakistan, Ruanda e Repubblica Democratica del Congo, Armenia e Azerbaijan, Cambogia e Thailandia, Egitto ed Etiopia, Serbia e Kosovo. Tuttavia, le sue affermazioni sono spesso esagerate e a volte confuse, come nel recente errore in cui ha citato un accordo tra Azerbaijan e Albania.
La strategia di Trump è caratterizzata da dichiarazioni provocatorie e minacce velate, come quella emessa durante l’Assemblea generale delle Nazioni Unite, dove ha affermato: «Tutti dicono che dovrei ricevere il premio Nobel per la Pace». In modo simile, ha avvertito ufficiali dell’esercito statunitense che se non fosse stato scelto, sarebbe stato un grande insulto per gli Stati Uniti.
In passato, ci sono state altre campagne per favorire specifici candidati al Nobel per la Pace, come quella condotta dalla Corea del Sud per il suo ex presidente Kim Dae-jung, vincitore nel 2000. Tuttavia, nessun politico ha mai esercitato pressioni in modo così sfacciato come Trump, il quale sembra determinato a non lasciare nulla di intentato.
Il processo di selezione per il premio Nobel avviene mesi prima dell’annuncio. Quest’anno, il comitato, composto da cinque esperti di diritto e politica internazionale, ha chiuso il processo di candidatura il 31 gennaio, con Trump tra i 338 candidati grazie alla nomina di Claudia Tenney, una parlamentare repubblicana. Altre nomine recenti, come quelle dai governi di Pakistan, Cambogia e Israele, riguardano invece il Nobel del 2026.
Normalmente, le persone o i gruppi che compiono azioni significative durante l’estate o l’autunno sono considerati per il premio dell’anno successivo, rendendo difficile credere che, indipendentemente dai suoi meriti, Trump possa ottenere il Nobel quest’anno. Tuttavia, l’intensità della sua campagna potrebbe influenzare le decisioni del comitato, anche se l’accordo su Gaza rappresenta un risultato genuino in una situazione complessa. C’è anche preoccupazione che Trump possa ritorsioni nei confronti della Norvegia qualora non vincesse, un timore amplificato dalla crescente importanza economica degli Stati Uniti rispetto alla Norvegia nel rispetto della relazione bilaterale.
Tra gli altri possibili vincitori di quest’anno figurano l’ong Comitato per la protezione dei giornalisti; una rete di supporto umanitario in Sudan, e Yulia Navalnaya, la vedova del dissidente russo Alexei Navalny.