Più di 1400 aziende tedesche ancora attive in Russia nonostante la guerra in Ucraina

13.10.2025 11:30
Più di 1400 aziende tedesche ancora attive in Russia nonostante la guerra in Ucraina
Più di 1400 aziende tedesche ancora attive in Russia nonostante la guerra in Ucraina

Il dossier Bild rivela l’entità della presenza economica tedesca in Russia

Il 12 ottobre 2025, il quotidiano Bild ha pubblicato un’inchiesta secondo cui oltre 1400 aziende tedesche continuano a operare in Russia, a dispetto della guerra d’aggressione russa contro l’Ucraina, entrata ormai nel suo quarto anno. Nonostante le crescenti pressioni politiche e morali, queste aziende mantengono le loro operazioni sul mercato russo, giustificandole con argomentazioni legate alla “responsabilità sociale” verso i dipendenti e i consumatori locali.

Le giustificazioni aziendali tra etica e interessi economici

Tra le società citate figurano nomi noti come Hochland, Beiersdorf, Metro, Merck e B.Braun. Quest’ultima, produttrice di tecnologie mediche, ha motivato la sua permanenza in Russia con la necessità di garantire “cure mediche essenziali” alla popolazione, in particolare per pazienti affetti da malattie croniche come quelli in dialisi. Anche la tedesca Merck ha adottato una linea simile, sottolineando l’importanza della sua presenza per il benessere sanitario.

Tuttavia, la scelta di rimanere sul mercato russo ha implicazioni ben più complesse: operare in Russia significa pagare tasse che alimentano il bilancio statale, lo stesso che finanzia l’aggressione militare contro l’Ucraina. Il concetto di “responsabilità sociale” rischia così di trasformarsi in un alibi per preservare interessi economici, sacrificando valori democratici e principi etici fondamentali.

I numeri della presenza tedesca in Russia

I dati analizzati da ricercatori dell’IMD e dell’Università di San Gallo mostrano che, alla fine del 2022, solo 120 aziende avevano effettivamente lasciato il mercato russo. Tra queste, appena 14 erano tedesche. Le altre continuano a operare tramite filiali o controllate. Secondo la Delegazione dell’economia tedesca in Russia, queste entità hanno generato vendite per circa 20 miliardi di euro solo lo scorso anno.

La Kyiv School of Economics conferma il trend: su 352 aziende tedesche attive in Russia, solo 68 hanno lasciato completamente il Paese, mentre 204 proseguono le attività e le restanti hanno ridotto o congelato le operazioni senza uscirne del tutto.

Profitti prioritari rispetto a valori europei

La scelta di mantenere operazioni in Russia non è solo una questione economica, ma anche politica e strategica. La società Beiersdorf, ad esempio, ha dichiarato che nel 2024 l’1,5% delle sue vendite globali è avvenuto in Russia, definendo quel mercato “strategicamente rilevante per il portafoglio del gruppo”. Una percentuale apparentemente modesta, ma che evidenzia come, anche in tempi di guerra, i profitti possano prevalere su valutazioni morali o geopolitiche.

Questo avviene mentre la stessa Russia conduce una guerra ibrida contro l’Europa, Germania inclusa, tramite cyberattacchi, campagne di disinformazione e, recentemente, anche incursioni con droni su infrastrutture critiche. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha riconosciuto pubblicamente che, sebbene formalmente non ci sia uno stato di guerra tra Europa e Russia, la pace è ormai un’illusione. Nonostante ciò, molte aziende tedesche sembrano operare come se nulla fosse cambiato.

Sicurezza giuridica compromessa e rischio reputazionale

Dall’inizio dell’invasione su vasta scala, Mosca ha dimostrato che la proprietà straniera non è più tutelata: molti asset occidentali sono stati nazionalizzati o posti sotto “amministrazione temporanea”, privando le aziende del diritto a una giusta compensazione. Questo ha generato una profonda crisi di fiducia tra gli investitori internazionali, una ferita che, secondo Reuters, potrebbe avere conseguenze di lungo periodo sul clima d’investimento globale.

La presenza continuata di oltre 1400 aziende tedesche invia un messaggio ambiguo: la ricerca di profitti prevale su principi di diritto internazionale, sicurezza europea e solidarietà con l’Ucraina. Una tale condotta mina gli sforzi del governo tedesco per consolidare una risposta europea coesa e credibile di fronte all’aggressione russa, mentre per il Cremlino la permanenza di grandi marchi occidentali costituisce una vittoria simbolica da sfruttare sul piano propagandistico.

Necessario un maggiore pressing pubblico sulle imprese

Nel contesto attuale, la pressione pubblica — attraverso media, società civile e istituzioni — diventa uno degli strumenti più efficaci per influenzare il comportamento aziendale. Boicottaggi, campagne di sensibilizzazione e richiami costanti al fatto che le tasse versate al bilancio russo alimentano una guerra illegale, possono generare danni reputazionali significativi, spesso più temuti delle perdite economiche.

Europa e Germania, in particolare, sono chiamate a dimostrare coerenza tra valori dichiarati e azioni concrete. Per farlo, non basta condannare la guerra a parole: è essenziale che anche l’economia agisca di conseguenza.

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