Gli attacchi ucraini alle raffinerie russe stanno causando gravi problemi economici a Mosca

15.10.2025 07:55
Gli attacchi ucraini alle raffinerie russe stanno causando gravi problemi economici a Mosca

Attacchi ucraini alle raffinerie russe intensificano la crisi del carburante

Domenica, il presidente russo Vladimir Putin ha prorogato i sussidi per incentivare le raffinerie a vendere carburanti sul mercato interno, anziché all’estero, a causa della crescente crisi del carburante. La decisione segna l’efficacia della campagna ucraina di attacchi con droni, la quale si è intensificata notevolmente dalla fine dell’estate, portando a un aumento dei prezzi del carburante e a una riduzione della disponibilità, con lunghe code ai distributori, riporta Attuale.

Da agosto, l’esercito ucraino ha colpito almeno 16 delle 38 principali raffinerie russe, incidendo in modo significativo sulla produzione. Quest’anno, si sono registrati almeno 21 attacchi di questo tipo. Rispetto alla campagna primaverile del 2024, gli attacchi odierni si distinguono per la loro scala e frequenza, con droni capaci di volare più lontano e trasportare cariche esplosive più pesanti.

Le raffinerie nelle regioni russe vicine all’Ucraina continuano ad essere obiettivi, ma l’attenzione si è spostata anche su impianti situati fino a 1.500 chilometri dalla linea del fronte. Questo approccio mira a compromettere la produzione nazionale e a far sentire le conseguenze della guerra ai cittadini russi.

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha dichiarato che «le sanzioni più efficaci, quelle che funzionano più in fretta, sono gli incendi nelle raffinerie russe». Questo approccio, definito dai comandanti ucraini come «sanzioni coi droni», punta a generare impatti immediati, più incisivi rispetto alle sanzioni imposte dagli alleati occidentali. L’economia russa ha cominciato a rallentare, complicando ulteriormente la situazione.

La campagna ha portato a una «crisi del carburante» in Russia, come riportato dall’ Economist. Da gennaio, il prezzo della benzina è aumentato del 40% e si sono registrate carenze in diverse regioni, con razionamenti nei distributori, specialmente in Crimea, dove a fine settembre metà dei distributori era rimasta a secco.

La costante intensificazione degli attacchi ha portato a una riduzione significativa della produzione di petrolio, stimata tra il 20 e il 30%. Gli attacchi individuali non sempre ricevono grande attenzione mediatica, ma sommati hanno iniziato a diventare un inconveniente per il regime russo, minando il consenso interno.

In risposta alla crisi, il governo russo ha rinnovato il divieto delle esportazioni di benzina e ha introdotto nuove restrizioni sul gasolio. Inoltre, per finanziare le spese militari, dal gennaio 2026 l’IVA salirà dal 20 al 22%.

Un elemento di novità rispetto al passato è che questa campagna è stata condotta con il supporto della intelligenza statunitense, mentre in precedenza l’amministrazione statunitense era contraria a tali attacchi. Ciò suggerisce un cambiamento nel sostegno strategico alle operazioni ucraine.

Recentemente, l’ex presidente Donald Trump ha fatto riferimento alle code ai distributori in Russia, definendo il paese una «tigre di carta», e ha apertamente espresso la possibilità che l’Ucraina possa vincere la guerra e recuperare i territori occupati.

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