Il Partito Nazionale Scozzese Riprende la Lotta per l’Indipendenza con un Nuovo Referendum
Durante la convention di questa settimana, il Partito Nazionale Scozzese (SNP) ha riacceso il suo storico obiettivo di ottenere l’indipendenza della Scozia dal Regno Unito, pianificando l’organizzazione di un secondo referendum, dopo il fallimento del primo nel 2014, riporta Attuale.
Questo congresso è cruciale, poiché rappresenta l’ultimo incontro del partito prima delle elezioni scozzesi di maggio 2026. L’SNP, in carica dal 2007, ha visto una diminuzione del sostegno e ora torna a focalizzarsi sulla questione dell’indipendenza, dopo averla temporaneamente accantonata per concentrarsi su proposte economiche e sociali.
Il leader del partito e primo ministro scozzese John Swinney non ha fornito dettagli chiari su come supererà gli ostacoli legali per ottenere un nuovo referendum. Infatti, per indire una consultazione popolare, sarebbe necessaria l’autorizzazione del parlamento britannico, dominato dai Laburisti, i quali hanno sempre escluso la possibilità di permettere un nuovo referendum durante il loro mandato. La strategia degli ex sostenitori di Nicola Sturgeon mirava a bypassare tale necessità.
Un momento chiave della convention è stato il voto su una mozione proposta da oltre quaranta sezioni del partito, che chiedeva a Swinney di reintrodurre la strategia del “referendum di fatto”. Swinney è riuscito a far bocciare questa mozione, sostenendo l’importanza della sua visione. Sebbene abbia accennato a un “piano segreto”, non ha rivelato ulteriori dettagli.
La nuova strategia del leader si basa sull’esito delle prossime elezioni, ma non intende sostituirlo con un referendum, bensì utilizzarlo come presupposto per convocarne uno. Questo richiederebbe che l’SNP ottenga la maggioranza dei 129 seggi nel parlamento scozzese, risultato realizzato solo una volta, nel 2011, quando il governo di David Cameron consentì alla Scozia di tenere il referendum del 2014.
La distanza politica tra Swinney e il precedente approccio di Sturgeon evidenzia una tattica più sfumata; egli si concentra sul numero di seggi piuttosto che sul consenso popolare. Il sistema elettorale misto della Scozia favorisce questa strategia: 73 seggi sono eletti direttamente, mentre i restanti 56 vengono distribuiti proporzionalmente. Attualmente, secondo i sondaggi, l’SNP potrebbe ottenere 57 seggi, otto in meno della maggioranza necessaria.
Il nuovo partito popolare di destra, Reform UK, fondato da Nigel Farage, sta guadagnando terreno in Scozia e potrebbe frammentare l’elettorato unionista, avvantaggiando l’SNP nelle elezioni. Il leader scozzese utilizza questa situazione per sottolineare i rischi di un governo britannico di estrema destra come quello di Farage.
Nonostante queste manovre strategiche, un recente sondaggio ha rivelato che solo il 47% degli scozzesi si fida del governo scozzese per tutelare i loro interessi, un dato in calo rispetto al 61% del 2019. Anche se supporto all’indipendenza resta solido, sempre più cittadini non vedono più l’SNP come il principale fautore della sua realizzazione.
Infine, Swinney ha minimizzato le preoccupazioni legali, suscitando dubbi tra i giuristi sulla fattibilità del suo piano. La sfida principale rimane quella elettorale, con l’ex leader Sturgeon che ha sottolineato che ottenere la maggioranza sarà «eccezionalmente difficile».