L’Ungheria estende lo stato d’emergenza fino a maggio 2026

22.10.2025 16:00
L’Ungheria estende lo stato d’emergenza fino a maggio 2026
L’Ungheria estende lo stato d’emergenza fino a maggio 2026

Il parlamento ungherese ha approvato il 21 ottobre 2025 la proroga dello stato d’emergenza, conferendo al governo guidato da Viktor Orbán poteri straordinari fino al 14 maggio 2026, cioè includendo il periodo delle prossime elezioni parlamentari previste per fine aprile 2026. Secondo Bloomberg, l’Ungheria terrà quindi le elezioni sotto le stesse regole eccezionali che già da anni garantiscono al governo un ampio margine di manovra. Anche il portale Eurointegration sottolinea che la misura rafforza ulteriormente il controllo dell’esecutivo sul processo elettorale.

Poteri speciali e contesto politico

Il regime d’emergenza consente al governo di sospendere leggi ordinarie, derogare a norme vigenti e adottare decreti senza l’approvazione del parlamento. Come riporta l’agenzia MTI, la misura è giustificata formalmente con la guerra in Ucraina e le sue conseguenze economiche, ma gli oppositori affermano che Orbán intende consolidare il potere della sua coalizione Fidesz in vista di un possibile calo di consenso. L’opposizione, guidata dal partito Tisza e dal deputato europeo Péter Magyar, guadagna terreno nei sondaggi, alimentando i timori del governo di una sconfitta elettorale.

Scontro con Bruxelles sull’energia

Lo stesso giorno, il ministro degli Esteri Péter Szijjártó ha definito “un duro colpo” la decisione del Consiglio UE di eliminare gradualmente l’uso di combustibili fossili russi, annunciando un imminente ricorso alla Corte di giustizia UE. Secondo le sue dichiarazioni, riportate da Eurointegration, Bruxelles avrebbe “ingannato” i membri, facendo passare il provvedimento come misura commerciale, mentre si tratta di una sanzione che richiedeva voto unanime.

Szijjártó ha inoltre insistito sul fatto che l’Ungheria continuerà a cooperare con Mosca nel campo energetico, inclusa l’espansione della centrale nucleare di Paks, costruita dal gruppo statale russo Rosatom con un prestito di 10 miliardi di euro concesso dal Cremlino.

Divergenze regionali e reazioni europee

Il 20 ottobre 2025 il Consiglio UE ha approvato a larga maggioranza il meccanismo RePowerEU, che prevede la completa rinuncia ai combustibili fossili russi. Solo Ungheria e Slovacchia si sono opposte. Mentre Budapest e Bratislava difendono la loro dipendenza energetica da Mosca, la Repubblica Ceca ha offerto sostegno alla Slovacchia nella diversificazione delle forniture: il ministro dell’Industria Lukáš Vlček ha ricordato che Praga ha già concluso la propria transizione energetica interrompendo l’importazione di petrolio russo nell’aprile 2025.

Sfondo e prospettive

Dal 2016, l’Ungheria vive quasi ininterrottamente sotto stati d’emergenza — prima per la crisi migratoria, poi per la pandemia di COVID-19 nel 2020, e infine per la guerra in Ucraina dal 2022. Con l’attuale proroga, il governo Orbán manterrà un controllo esteso fino al voto del 2026, in un clima politico segnato da tensioni con l’Unione Europea e crescente isolamento internazionale.

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