L’impunità dei cecchini israeliani a Beita, in Cisgiordania: una continua violazione dei diritti umani

23.10.2025 20:05
L'impunità dei cecchini israeliani a Beita, in Cisgiordania: una continua violazione dei diritti umani

Beita: Il Terreno Mortale per i Palestinesi Contestatori contro i Coloni

Beita, una cittadina di 12.000 abitanti situata vicino a Nablus, continua a rivelarsi il territorio più pericoloso per i palestinesi impegnati in manifestazioni contro i coloni israeliani. Negli ultimi quattro anni, le forze israeliane hanno ucciso 15 persone durante diversi eventi di protesta, un dato che mette in evidenza la gravità della situazione, riporta Attuale.

La geografia di Beita, che vanta due colline di altezza simile, gioca un ruolo cruciale nelle manifestazioni. La colonia israeliana di Eviatar si staglia su una collina, mentre dall’altra sorge un parchetto da dove i palestinesi si riuniscono ogni venerdì dal maggio 2021. Durante le proteste, i manifestanti si avvicinano alla colonia affrontando le forze israeliane, brandendo bandiere e lanciando slogan, mentre i coloni e i soldati li respingono verso la città.

In questo contesto, i cecchini dell’esercito israeliano, posizionati in alto, mirano alle manifestazioni. Numerosi resoconti documentano episodi in cui i soldati hanno aperto il fuoco senza giustificazioni adeguate. Un video del agosto 2023 mostra Amid al Jaghoub, un palestinese colpito al collo, che morirà otto mesi dopo a causa delle ferite subite.

Fino ad oggi, non vi sono stati sviluppi significativi riguardo a punizioni o indagini sugli agenti coinvolti, evidenziando una preoccupante impunità che incoraggia la ripetizione di simili atti di violenza.

Eviatar, colona che ha visto ciclicamente la fine e la rinascita della sua esistenza, ha come obiettivo dichiarato quello di interrompere la continuità territoriale palestinese. Sebbene fosse stata inizialmente considerata illegale, è stata “legalizzata” da parte dello stato israeliano, seguendo l’impulso del ministro delle Finanze Bezalel Smotrich, dopo il riconoscimento dello stato di Palestina da parte di cinque governi.

Il 6 settembre 2024, l’uccisione di Ayşenur Ezgi Eygi, un’attivista con passaporto statunitense e turco, ha catalizzato l’attenzione internazionale. Eygi si era appena unita ai palestinesi in segno di solidarietà presso il sito delle manifestazioni quando un cecchino ha aperto il fuoco, provocandone la morte. Munik Akder, testimone oculare, racconta che i soldati israeliani hanno tempestivamente represso i manifestanti, ricorrendo all’uso di lacrimogeni e bombe sonore, mentre i palestinesi cercavano di disperdersi.

Secondo Akder, gli scontri erano stati appena conclusi quando un soldato ha colpito Eygi con un colpo preciso. “Le hanno sparato e poi hanno cominciato a ridere”, racconta con un tono di incredulità. La posizione dell’attivista, situata sotto un ulivo lontano dalla linea di tiro, solleva interrogativi sulle cause dell’incidente, aumentando le pressioni per trasparenza e giustizia.

Il corpo di Eygi ora giace sotto un cartello commemorativo, mentre l’esercito israeliano ha avviato un’inchiesta sull’incidente, dichiarando che l’attivista potrebbe essere stata colpita “indirettamente”. Tuttavia, i dettagli di questa inchiesta non sono stati ancora resi pubblici.

Parallelamente, la comunità di Beita continua a vivere nel terrore. Ali e Mustafa Khabisa condividono il dolore per la perdita di Mohammad, ucciso nel 2021 da un cecchino. Secondo Mustafa, in quel frangente i soldati erano armati di fucili veri e non hanno esitato a sparare. La situazione si fa sempre più critica con testimonianze ricorrenti di uccisioni mirate durante proteste pacifiche.

Jamal Abu Ayyash, un padre afflitto dalla perdita del figlio Jamil, ucciso nel dicembre 2022, ricorda con tristezza i dettagli della tragedia, incontrando le reticenze degli amici e della comunità nel comunicargli la verità. Questi eventi drammatici rispetto all’inevitabile escalation di violenza colpirebbero la popolazione palestinese a Beita e nei dintorni, mentre le retoriche ufficiali evitano di affrontare il tema della responsabilità nella violenza. La richiesta di giustizia per i palestinesi continua a rimanere centrale nel dibattito internazionale, rendendo essenziali le testimonianze e le documentazioni di quanti hanno vissuto questi eventi traumatici.

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