Sanità in Lombardia: il dibattito sulla mobilità sanitaria
Milano, 11 novembre 2025 – “Sono d’accordissimo con il presidente Attilio Fontana: quello della mobilità sanitaria non è un problema di soldi, ma di organizzazione”, afferma Guido Bertolaso, assessore al Welfare della Lombardia. Nel 2024, la regione ha registrato un saldo positivo di 582 milioni 840 mila euro, avendo curato pazienti di altre regioni con 1 miliardo 23 milioni 390 mila euro di crediti, rispetto ai 440 milioni 550 mila euro di debiti per lombardi assistiti altrove, riporta Attuale.
Un problema di organizzazione
“Non è vero che negli ultimi vent’anni le Regioni del Nord abbiano ricevuto più risorse di quelle del Sud”, continua Bertolaso. “Nel riparto del Fondo sanitario nazionale, la quota pro-capite dei lombardi è inferiore alla media; se la Regione ha investito risorse proprie, è un’altra questione. Sul piano nazionale c’è un sistema di equità e solidarietà, con somme stanziate per le regioni in difficoltà”.
È la prima volta che anche chi governa in Lombardia ammette che la mobilità sanitaria rappresenta un problema. “La mia linea è garantire a chiunque ne abbia bisogno il miglior trattamento possibile. In Lombardia siamo aperti a curare tutti, dai bambini di Gaza a ogni cittadino italiano, senza compromettere la qualità dell’assistenza per i lombardi”.
I dati sulla mobilità
Attualmente, le prestazioni di specialistica ambulatoriale per pazienti fuori regione ammontano a circa un milione e mezzo all’anno, rappresentando solo il 5% dei 39 milioni di erogazioni in Lombardia. “La spesa per mobilità passiva è di 13,9 milioni nel 2024, contro gli 8,09 milioni in attivo, con un saldo negativo di quasi sei milioni per il trasporto di lombardi curati qui”.
Degli oltre 700 milioni di mobilità in ingresso per ricoveri l’anno scorso, il 72% è andato a ospedali privati accreditati. “I privati assorbono circa il 60% della mobilità; in Lombardia, abbiamo 19 Irccs, dei quali cinque pubblici e 14 privati, che ci portano in alto nelle classifiche internazionali”.
Prestazioni ad alta complessità
In Lombardia, circa il 50% degli interventi garantiti ai non lombardi è di alta complessità. “Molti pazienti vengono qui anche per prestazioni a media e bassa complessità, il che crea problemi per noi e per le loro regioni di provenienza”.
Collaborazione tra regioni
Bertolaso propone un modello di collaborazione ispirato a quello sperimentato in Lombardia, suggerendo la creazione di progetti condivisi tra regioni e stretti gemellaggi tra Irccs. “L’obiettivo è che ciascuno si possa curare vicino a casa, non è un problema economico ma organizzativo; servono più controlli sulla mobilità sanitaria e una maggiore collaborazione”.